Per evitare gli errori del recente passato.

Per evitare gli errori del recente passato.
di Bobo Craxi

bobocraxiIl tredici novembre parigino rappresenta inequivocabilmente una svolta per il salto di qualità operato dalle bande del fanatismo islamico rivolto contro la grande nazione europea, non può essere considerata una novità inaspettata e le reazioni fino ad adesso che sono risuonate nell’etere mondiale rimangono allo stato improntate alla sacrosanta indignazione ed allo sgomento per quanto è accaduto.
A poco o nulla servono le analisi retrograde di stampo fallaciano, fatte proprie dal nuovo leader della destra xenofoba italiano Salvini, la battaglia culturale sulla presupposta arretratezza e minaccia del pensiero coranico non potrà che continuare ad essere perseguita nel mondo islamico confidando nella capacità di revisionismo e secolarizzazione di un mondo che abbraccia miliardi di esseri umani nel mondo e che non possono essere perseguiti nella loro totalità.
Così come appaiono legittime ma tardive le analisi sulla molteplicità degli errori commessi dall’occidente nella fragile area medio-orientale all’inizio del secolo non riuscendo a venire a capo del conflitto fra palestinesi ed israeliani ed avendo contribuito alla deflagrazione dell’area irachena che ha trascinato con sé la riapertura del mai sopito dualismo sunnita e sciita che ha generato un duello fra le medio potenze dell’area.
Esse hanno trovato un ulteriore terreno di confronto dall’evaporazione degli stati-nazione generatosi con le cosiddette Primavere Arabe nelle quali l’illusione di trasferire i modelli di democrazia liberale e di pluralismo propri dell’occidente cristiano ha gettato nel caos e nell’incertezza aree popolose e ricche di materie prime delle quali alcune potenze occidentali hanno fatto un miraggio appetibile.
La crescente influenza del pensiero più retrogrado e radicale delle scuole musulmane unita alla circolazione improvvisa di armamenti leggeri provenienti dall’occidente, l’obiettivo di liberare Siria ed Irak (e sullo sfondo Libia, Tunisia, Egitto) da decenni di autocrazie dominanti, secolarizzate ma profondamente illiberali hanno consentito il riunificarsi di aree sparse in medio oriente come in Europa di masse diseredate unite dal pensiero nichilista jihadista che oggi vede attraverso la politica del terrore alla portata la allucinante profezia del Califfato Mondiale, di un pianeta dominato dal pensiero unico del Profeta ordinata dall’unica legge della Sharia’a.
Sul terreno va detto che è stata soltanto l’indecisione e la divisione delle forze e degli Stati che si opponevano a questo disegno ha consentito un’espansione ed un consolidamento di Daesh, esso non si configura come un vero e proprio stato tuttavia ha alle spalle oltre che un poderoso retroterra culturale una capacità di influenza economica accresciuta, nonché un indiretto sostegno di potenze medie che hanno acconsentito per perverse ragioni tattiche il suo radicamento; tralasciando il paradossale sostegno diretto di settori dell’amministrazione americana ed inglese all’armamento nonché all’addestramento di miliziani islamici sostenuti all’impronta per contrastare il regime di Assad nonché l’infatuazione nei confronti di partiti o movimenti islamici “moderati” in Egitto ed in Tunisia che si sono mossi di fatto coprendo ed assecondando le aree più estremiste salafiste.
Al netto di analisi e di errori politici e strategici oggi il 14 Novembre ci consegna un compito più difficile posto che dalla guerra non convenzionale è difficile sentirsi al riparo ed un nemico sconosciuto ha molteplici possibilità di resistenza. Un paese europeo è stato colpito, pur non facendo parte la Francia dell’alleanza militare atlantica ed avendo unilateralmente deciso di bombardare le postazioni dell’ISIS, ed è difficile immaginare che sul terreno dell’azione di contrasto al fenomeno vi possa essere una reazione solitaria.
Per evitare gli errori del recente passato solo l’allargamento delle responsabilità di azioni di contrasto alla capacità e potenza offensiva dello Stato dichiaratosi islamico potrà evitare nuovi fallimenti ed una trasformazione del conflitto in una secolare guerra fra civiltà che, sino al 2001, parentesi del secondo conflitto bellico compreso, hanno convissuto in relativa pace e tolleranza.
Il nuovo protagonismo russo nel mediterraneo, la leadership di Erdogan e la stessa Arabia Saudita, nonché la Repubblica dell’Iran per ragioni diverse fra di loro e ragioni anche diverse dalle nostre possono trasformarsi in alleati politici e strategici per evitare il flagello di una lotta cieca ed irrazionale su un territorio vasto che attraversa l’Europa sino ai confini dell’Asia e che coinvolge l’Africa del Nord.
Siccome è universalmente riconosciuto che essa è una guerra contro la barbarie essa va combattuta con sapienza eliminando le fonti generatrici dell’odio, in una stretta cooperazione fra gli Stati sospendendo ogni rapporto economico con IS, eliminando la vendita di armi, isolando le menti ispiratrici, distruggendo i potenziali arsenali.
Il potenziale conflitto si è detto da tempo sarà lungo, per questo le scorciatoie della facile demagogia non potrà che preparare tempi peggiori perché è destinato ad incrinare i valori democratici di pluralismo e tolleranza che sono quelli che dichiariamo di voler difendere.
Invocare la protezione delle Nazioni Unite e della sua carta dei diritti degli uomini e dei popoli è un conto, pretendere un’azione che prenda le mosse dalla cooperazione fra i paesi che siedono nel Consiglio di Sicurezza è altrettanto doveroso.
L’Italia che è un paese investito direttamente dagli eventi che hanno sconvolto l’Europa ed il Mediterraneo ha probabilmente un di più di responsabilità e di impegno da assumere, lo dobbiamo fare senza farci cogliere da crisi di panico e da inutili discussioni da cortile.

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2 pensieri su “Per evitare gli errori del recente passato.

  1. Carissimo Bobo, trovo questa analisi estremamente valida e condivisibile su tutto, anche quando parli di “infatuamento” per i partiti o movimenti islamici moderati.
    Ogni infatuamento è sempre foriero di di grandi delusioni.
    Ma bisogna stare attenti a non sbagliarsi: prendere le difese di un movimento islamico moderato di fronte agli attacchi inferociti di chi giudica e spara sentenze “a prescindere” non significa “infatuarsi”. Personalmente sono sempre stato, per educazione, per formazione e per scelta, poco incline a qualsiasi genere di “infatuazione”, cosa che trovo stucchevole anche nei casi in cui potrebbe comunque trovare una sua più che comprensibile giustificazione, come -per esempio, e parlo a titolo personalissimo- di fronte all’esecuzione della Kunst der Fuge di Glenn Gould oppure davanti alla Visitazione del Pontormo.
    Tornando ai movimenti islamici moderati io non oso pensare a cosa sarebbe potuto accadere in Tunisia all’indomani del 14 Gennaio 2011 se, anziché da un movimento di ispirazione islamica moderato, le istanze islamistiche fossero state lasciate abbandonate a sé stesse in un momento in cui Al-Qaeda aveva mire e strategie pronte per fare da attrattore e scatenare una vera e propria guerra civile.
    Trovo, dunque, a dir poco ingeneroso il tuo giudizio che, per un attimo (forse preso da, diciamo così, un eccessivo entusiasmo per una weltanshauung laicarda) si è spinto decisamente oltre quella linea che segna il confine fra partigianeria e obiettività.

  2. Caro Giacomo, grazie innanzitutto per aver pubblicato questa mia prima riflessione.
    Purtroppo ciò che non é contestabile é che ci sia stata un “infatuazione” da parte dell’amministrazione americana nei confronti di questi movimenti politici religiosi che hanno avuto fra le loro ragioni quelle di aver accettato il modello politico democratico e fra i loro torti più evidenti quelli di aver tollerato le aree più estremiste del salafismo, in Egitto ed in Tunisia.
    Gli assalti alle ambasciate di Bengazi e di Tunisi evidentemente hanno modificato l’atteggiamento americano.

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