Travolti da un insolito destino…

Son passati ormai quasi cinque anni da quando in Tunisia scoppiò una insurrezione popolare che segnò l’inizio di una reaziona a catena. Saltarono per aria tre dittature, quella di Ben Alì in Tunisia, di Gheddafi in Libia e di Mubarak in Egitto. Tre insurrezioni, impropriamente dette “rivoluzioni” che hanno preso tre strade ognuna diversa dall’altra.
Tre strade che hanno portato ciascuna a situazioni profondamente e radicalmente opposte.

  • In Egitto, con il sostegno dell’Arabia Saudita da una parte e di Israele dall’altra, il colpo di stato del generale Al Sisi ha riportato il paese allo status quo restaurando sostanzialmente il regime di Mubarak e prendendo il suo posto dopo aver messo in carcere il presidente Morsi, eletto democraticamente da un popolo egiziano segnato da profonde divisioni interne.
  • In Libia è successo di tutto di più e, grazie soprattutto all’iniziativa unilaterale di Sarkozy che ha squalificato completamente l’Europa agli occhi di un popolo libico allo sbando, le quattro tribù dominanti si sono riprese quel potere che Gheddafi, bene o male, aveva saputo mantenere per oltre quarant’anni giocando con astuzia il ruolo di raïs con il vecchio e sperimentato metodo del bastone e della carota usati entrambi senza avarizia. Con il risultato che vede dopo un paio d’anni di violenze e saccheggi, il paese in mano a due governi avversari, quello di Tripoli e quello di Tobruk dominati entrambi da rami delle quattro tribù ostili di giorno e complici di notte. Con buona pace del buon Bernardino Léon che ha visto dissolversi nel nulla la mattina quel che la sera prima aveva annunciato con toni trionfali come il successo della sua mediazione per la conciliazione dei due governi.
  • In Tunisia le cose, almeno sino ad oggi, sono andate diversamente. Grazie ad una strategia politica abilissima portata avanti con estrema scaltrezza (per qualcuno divina per qualcun altro luciferina) dai due grandi vecchi del dopo Ben Alì Rachid Ghannouchi e Beji Caïd Essebsi (capo del partito islamistico moderato Nahdha il primo e del partito laicista Nidaa Tounes il secondo) dopo quattro anni di stenti in cui si sono alternati tre governi provvisori e durante i quali la montagna dell’Assemblea Costituente ha partorito una costituzione che non può, onestamente, definirsi un topolino, siamo arrivati infine ad una fase della cosiddetta transizione democratica che appare tuttora in corso e tutt’altro che compiuta.

Tunisia, Libia ed Egitto appaiono oggi tre paesi che, uniti da una geografia scomoda, sono stati investiti, o meglio travolti da un insolito destino che li accomuna per certi versi molto ideali e astratti e li separa per certi altri molto pratici e concreti.
Con il risultato che questa sponda sud del mediterraneo, che si affaccia su un continente europeo reso fragile da una profonda crisi interna e da una sorda e ipocrita ostilità esterna di chi ne vede l’unità come una pericolosa ipoteca sulla propria volontà di dominio, si allontana sempre di più da quello spazio euro-mediterraneo nel quale molti hanno creduto e continuano a sperare.

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