Caro Presidente Rossi…

Caro Presidente Rossi,
non avendo avuto il piacere di incontrarla a Tunisi durante la sua recente visita, non voglio mancarle di rispetto facendo finta che lei non sia stato da queste parti.
Sono un pratese emigrato venti anni or sono in Tunisia, dove vivo e lavoro tuttora. Nel mese di agosto del 2011 organizzai il viaggio in Italia di Hamadi Jebali, per un primo incontro con il mondo politico italiano nella cornice del Meeting di Rimini. In questa occasione non mancai di farlo incontrare, il giorno 27 agosto, con l’allora segretario generale del suo partito on. Pierluigi Bersani. Hamadi Jebali, due mesi e mezzo dopo, assunse l’incarico di primo Presidente del Consiglio dei Ministri dopo le prime elezioni democratiche del paese che si celebrarono il giorno 23 Ottobre 2011.
Le ragioni di questo mio coinvolgimento, che resta tuttora attivo, con molti dei protagonisti della transizione democratica del Paese che mi ospita risiede nel fatto che, sin dall’ormai lontano 2003, avevo sostenuto concretamente un gruppo di oppositori del dittatore Zine El Abidine Ben Alì che avrebbero dato vita, nel 2005 al movimento “18 Ottobre” organizzando uno sciopero della fame in segno di protesta contro il Summit Mondiale dell’Informazione, celebratosi a Tunisi, allora capitale di un paese governato da un dèspota famoso in tutto il mondo per la repressione furiosa contro i dissidenti e per la censura che oscurava i siti web come quelli, fra gli altri, di Amnesty International, Reporter senza frontiere e persino Youtube. Per otto anni, dal 2003 all’inizio del 2011, sono stato seguito dalla polizia politica, ho avuto il telefono costantemente sotto controllo ed ho subito molteplici danneggiamenti della mia attività. In quegli stessi anni Hamadi Jebali si trovava in carcere, in regime di isolamento, per reati di opinione.
Ho provato più volte a scrivere al suo predecessore, oggi senatore Claudio Martini, un tempo mio compagno di banco in prima media nell’ormai remoto 1961. Gli scrissi per inviare un segno di solidarietà agli amici (tutti appartenenti ai movimenti di sinistra che allora non erano rappresentati in parlamento come lo sono oggi) che si stavano impegnando duramente sul fronte culturale. Con uno di questi, il compianto Neji Naagmouchi deceduto nel luglio dello scorso anno a seguito di un tragico incidente stradale nel quale oltre a lui persero la vita altre cinque persone, avevo preparato un videomessaggio con interviste a personaggi della cultura che riuscii con molte difficoltà ai controlli doganali a far arrivare nelle mani di Martini tramite amici pratesi che erano venuti a trovarmi.
Non ebbi altra risposta se non un silenzio agghiacciante.
Nel frattempo i rapporti con la Tunisia dalla Toscana c’erano eccome. Rapporti, evidentemente, in linea con l’andamento privilegiato del dittatore Ben Alì, che non disdegnava coltivare relazioni internazionali non del tutto estranee a poco lodevoli consuetudini. E’ di quegli anni l’autorizzazione accordata a Silvio Berlusconi, al suo socio Ben Ammar e ad altri per metter su la televisione NESSMA, nella cui compagine sociale entrò, dopo poche settimane, anche il colonnello Gheddafi. La legge che consentiva di aprire nuove televisioni e che permise a Berlusconi e soci di creare la propria, fu abrogata un anno dopo, nel 2009. In pratica una lex ad personam. Potrei citarle innumerevoli fatti che qualificarono in modo non certamente encomiabile il rapporto che l’Italia coltivava con il dittatore.
Ed è stato, forse, questo il motivo del silenzio di Martini, del quale non mi meravigliai più di tanto. Dispiaciuto si, ma non eccessivamente sorpreso o deluso.
Quello che mi chiedo oggi, signor Presidente, è come mai, venendo a Tunisi in una situazione totalmente nuova rispetto al passato, nessuno le abbia suggerito di incontrare la comunità toscana qui residente. Eppure non siamo pochi, e la maggior parte lavora sodo, ed ha continuato a farlo anche dopo il non facilissimo periodo immediatamente successivo all’insurrezione popolare del 14 Gennaio 2011. E pure in questo momento, dopo i tragici episodi del Bardo e di Sousse, ci sono molti toscani che hanno scelto di continuare a impegnarsi mantenendo in vita la propria attività che dà lavoro a tanta gente.
Mi sarei, dunque, aspettato che lei avesse voluto incontrarci, signor Presidente. Ma così non è stato e le assicuro che sarebbe stato importante. Non tanto e non solo per noi, ma anche per i nostri amici, dipendenti e collaboratori tunisini, ai quali non è certo sfuggito di constatare come i loro amici toscani sono seguiti e sostenuti dal loro “Governatore”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...