Benvenuto Presidente!

Presidente-MattarellaCaro Presidente Mattarella,
lei arriva a Tunisi per la prima volta come Presidente della Repubblica Italiana, ed è giusto e doveroso per gli italiani residenti in Tunisia, rivolgerle un caloroso benvenuto.
Perché lei, signor Presidente, rappresenta la nostra Repubblica e rappresenta anche tutti i cittadini italiani, compresi quelli che vivono e lavorano qui, e che non avranno, purtroppo, il piacere e l’onore di incontrarla di persona. E’ un vero peccato Presidente.
E’ un peccato perché le sfuggirà l’occasione di incontrare, fra questi suoi concittadini, persone che, specie negli ultimi cinque anni, hanno preso parte alla rinascita del paese che li ospita, condividendo speranze e dolori con una popolazione che non solo ha sollevato il capo dinnanzi alle angherie d’un dittatore impazzito, ma ha anche saputo gestire il passaggio alla nuova repubblica con dignità e compostezza, senza cadere nelle trappole di chi, armato di vigliaccheria e di pistole e mitragliette ha tentato di rovesciare il destino di un paese che in nome della dignità e della libertà ha fatto la sua rivoluzione.
Peccato davvero signor Presidente. Non conosciamo il motivo della sua rinuncia ad incontrarsi con la comunità italiana.
Ma forse lei ha voluto rinunciarvi perché non desiderava correre il rischio di imbattersi in quegli italiani che si sono prodotti nel deplorevole spettacolo di una non disinteressata adulazione del dittatore fino a un giorno prima della sua fuga e che il giorno dopo si sono scoperti rivoluzionari prima, islamisti poi nel 2011, dopo le prime elezioni, e laicisti infine all’indomani delle elezioni del 2014 e del 2015.  Se è questo il motivo noi la comprendiamo, signor Presidente, e non possiamo che condividere con sincera e convinta partecipazione il suo sentimento. Sarebbe infatti una vergogna immaginarla seduto ad un tavolo di siffatti commensali, lei che ha tanto in odio la corruzione da far proprio l’appello di Papa Francesco che la indica come il male assoluto della società civile.

Ma, nell’apprezzare questo suo sentimento, in virtù del quale amiamo immaginare che lei abbia scelto di rinunciare all’incontro con i suoi concittadini, signor Presidente, voglio dirle -e parlo in prima persona questa volta- che non tutti gli italiani hanno dato prova di così poco nobile sentire la propria italianità.
Ci sono italiani che hanno vissuto la loro presenza in questo paese tenendo alta la bandiera tricolore signor Presidente. E lo hanno fatto rischiando la loro libertà e la loro stessa vita, esponendosi alla brutale furia repressiva d’un dittatore che, accecato dall’ingordigia e dalla sua stessa stupidità, negli ultimi anni della sua feroce carriera non aveva risparmiato quanti osavano denunciarne soprusi e malversazioni. Per molti di noi la vita era diventata impossibile e ci trovavamo intrappolati in un sistema che, dopo averci attratti con le sirene della cooperazione internazionale e dei vantaggi ad investire qui, ci stava stritolando nelle spire di una corruzione senza freni né limiti, costringendoci a subire in silenzio le angherie più vessatorie utilizzando le forze dell’ordine e la stessa magistratura come armi. Non sono mancati connazionali collaborazionisti con il dittatore criminale e con il sistema corruttivo che faceva capo a lui e alla sua famiglia. Ci conforta immaginare, dunque, e sperare che la rinuncia ad incontrare i rappresentanti della comunità italiana sia dovuta alla sua volontà di non correre il rischio di stringere la mano di questi individui.
Ed è per questo, caro Presidente, che mi pregio di salutarla dedicandole, senza nessuna ipocrita modestia un documento che prova come ci siano stati italiani, suoi concittadini, che hanno saputo mantenere la propria dignità e che, oggi come ieri, sono orgogliosi di poter dire “io sono italiano”.

In occasione dello sciopero della fame del movimento 18 ottobre, nel 2005 l’amico Neji Naaghmouchi mi coinvolse nelle riprese e nel tentativo di realizzazione di questo servizio, destinato ad una televisione via internet. Allora Youtube in Tunisia era proibito ed il sito inaccessibile.
Lo sciopero della fame fu intrapreso in occasione del forum internazionale dell’informazione che oltraggiosamente veniva celebrato in quegli stessi giorni, proprio a Tunisi.
Questo premontaggio iniziò nel 2005 e fu interrotto a causa dei problemi che avevamo con la polizia politica di Ben Alì. Poi la rivolta del 2011 ci suggerì di rimetter mano al lavoro e finalmente nel 2014 si riprese in mano il lavoro per presentarlo in occasione del decimo anniversario dell’evento.
Si tratta di un documento che rivela come l’insurrezione del 14 Gennaio 2011 non sia stata un fulmine a ciel sereno.
Si riconoscono, fra gli altri, Moncef Marzouki primo presidente della nuova repubblica, Samir Dilou, che diventerà ministro dei diritti umani e della giustizia transizionale nel governo Jebali, i leaders politici dell’opposizione Hamma Hammami e Nejib Chebbi.
Lo pubblico così com’è, senza ritoccarlo, esattamente come era rimasto, con tutti i difetti, quando interrompemmo per la pausa estiva nel giugno 2014, prima che un maledetto incidente d’auto stroncasse la vita di Neji.

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