Essid, un uomo solo al non-comando.

habib-essids01qChe la posizione di Essid fosse tutt’altro che facile era, fin dall’inizio del suo mandato, cosa a tutti nota.
Nominato capo di un governo di larghe intese tre mesi or sono dopo una lunghissima e sofferta mediazione fra i due partiti nemici costretti dai numeri in parlamento a mettersi d’accordo per scongiurare elezioni antiipate. Essid non ha mai nascosto il proprio disagio nel dover far fronte a innumerevoli pressioni alle quali è sottoposto, tant’è che ha già minacciato in meno di tre mesi, per ben due volte le dimissioni.
A intralciare maggiormente il lavoro del capo di questo governo le cui sorti appiano più che mai incerte non è tanto il pressing dei quattro partiti, cosa del tutto fisiologica data la situazione, quanto piuttosto il palazzo di Cartagine, che appare sempre più voler tornare alle vecchie abitudini del passato regime, che vedeva il governo come semplice esecutore delle direttive che venivano impartite dal cerchio dei consiglieri del presidente-dittatore.
Pare, infatti, che le pressioni esercitate dal clan presidenziale di Essebsi si siano fatte sempre più forti, specialmente da parte del potentissimo Mohsen Marzouk, consigliere politico dell’ormai quasi novantenne presidente il quale, nelle ultime settimane, ha mostrato evidenti segni di cedimento psicofisico non attribuibili solo alla stanchezza. L’età c’è e il tempo, si sa, non fa sconti a nessuno, neppure all’inquilino di Cartagine. La natura fa il suo corso e in questo caso, a Cartagine, lo sta facendo impietosamente, a tutto vantaggio di chi in una situazione di normalità, non godrebbe dell’ampio spazio di manovra che le circostanze attuali consentono.
Pare che da Cartagine partano abitualmente telefonate con disposizioni perentorie dirette ai vari ministri scavalcando, con una disinvoltura degna del peggior periodo della dittatura di Ben Alì, il capo del governo Essid al quale, evidentemente, non resta altro che rassegnarsi a far da notaio ai verbali di un consiglio de ministri telecomandato da un palazzo che si allontana sempre più da quella immagine che, di quello stesso palazzo, era stata così ben definita dalla Carta Costituzionale consegnata al paese dall’Assemblea Costituente poco più di un anno or sono dopo tre anni di lavori.
Se il futuro del governo Essid appare incerto, una cosa invece, appare certissima: la volontà di restaurare quel presidenzialismo che ha portato il paese alla rovina e che potrebbe, se il disegno del palazzo di Cartagine dovesse andare avanti sino in fondo, riportare il paese nelle secche di una nuova dittatura. Prospettiva di uno scenario che, per quanto improbabile possa apparire, resta pur sempre possibile, e che, nella forma e nei modi attuali non va incontro di sicuro a quella transizione democratica che, sic stantibus rebus, appare oggi più in pericolo di quanto non lo sia stata in precedenza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...