Lettera aperta di Nasser Hidouri

Lettera aperta dalla Comunità Islamica di San Marcellino ai fratelli e alle sorelle di ogni Fede.
Di Nassen Houdiri (*)

Nasser-HidouriLa pace è il nostro bene più prezioso. Il pane dell’amicizia nutre i cuori, i frutti del terrore li avvelenano.

Carissimi fratelli, in questo così difficile momento storico siamo esortati ad essere più uniti per proteggere questa terra generosa dal pericolo che minaccia il nostro futuro.
La Comunità Islamica di San Marcellino si sente oltraggiata, come voi e più di voi, dai vili atti di violenza compiuti da gruppi terroristici che sicuramente, e lo ribadisco con tutta la mia forza, non agiscono in nome della religione islamica.
La vera ed unica faccia dell’Islam è quella pacifica: chi si macchia di crimini contro gli altri fratelli in suo nome sicuramente non è un buon musulmano. Coloro che compiono questi atti violenti hanno sicuramente lo scopo di infondere il terrore in tutto il mondo ma non quello di rappresentare l’Islam.
Le mia parole, sono sicuro, non riescono trasmettere tutta la mia sofferenza e quella della comunità islamica di San Marcellino per ciò che accade in tante aree del mondo, in particolare per quanto è accaduto ultimamente in Tunisia, dove ventitré innocenti sono stati barbaramente uccisi da una folle ideologia che nulla ha a che vedere con l’Islam e che deve essere condannata nel modo più deciso e risolutivo.

I terroristi dicono di agire in nome dell’Islam, ma questo è completamente falso.
Nei sacri testi dell’Islam ciò che loro dicono non è scritto da nessuna parte. Tra le vittime ci sono quattro italiani.
La nostra comunità islamica denuncia fortemente quello che è accaduto e considera chi l’ha fatto il vero nemico dell’intero genere umano.
Noi vogliamo la pace e la tranquillità per questo Paese che ci ha ospitato e ci ha offerto la possibilità di costruirci un futuro, personale e collettivo. Ci sentiamo doverosamente obbligati a proteggere la nostra società chiedendo una mano a tutti per collaborare con le Autorità al fine di prevenire qualsiasi atto terroristico, in qualsiasi forma si possa presentare. Siamo su una terra stanca di violenza e disuguaglianza.
Per questo c’è bisogno di una fiducia reciproca.
Bisogna che ci scambiamo vicendevolmente la pace, ma per fare ciò bisogna che cresca la conoscenza e diminuisca la diffidenza degli uni verso gli altri.
Bisogna assolutamente evitare le strumentalizzazioni che possono nascere dalla cultura del sospetto e della maldicenza che porta a farci accusare ingiustamente di colpe che non abbiamo.
Cari Fratelli, la mancanza di dialogo e di una condivisione di vita fatta di piccoli gesti, quali un saluto o una possibilità di incontro, ci fanno chiudere nelle nostre paure e nei nostri egoismi: ciò crea ostacoli alla nostra pacifica convivenza.
Come ha autorevolmente detto Papa Francesco sabato scorso a Napoli, siamo tutti migranti su questa terra: nasciamo, viviamo il tempo che ci è dato e poi lasciamo questo mondo.
Cerchiamo di adoperarci affinché il nostro passaggio sia il tempo della solidarietà e del confronto con tutti coloro con cui condividiamo questa bellissima esperienza che è la vita.
Facciamo in modo che i bambini a scuola non soffrano di problematiche relative all’emarginazione, di qualsiasi natura, spesso generate da paure che non hanno alcun fondamento.
Se i bambini pensano che la Moschea sia un rifugio per i terroristi del cosiddetto Stato Islamico vuol dire che troppo spesso hanno sentito queste cose che non solo sono assolutamente false, ma che feriscono la verità e distolgono dal vero obiettivo: la comunicazione.

Abbiamo bisogno di incontrarci.
Voi tutti avete il diritto di essere informati su ogni aspetto della nostra realtà quotidiana e di quanto è forte la nostra determinazione nel voler combattere chi con la violenza offende e deturpa la nostra religione. Come già detto non so se riesco a trasmettervi la sofferenza che ci ha procurato la strage di Tunisi e quelle fatte in tutte le altre parti del mondo col pretesto di motivi religiosi.
Se fino ad ora non abbiamo reagito pubblicamente non vuol dire che siamo rimasti impassibili davanti a tali nefandezze.
A breve ci saranno due importanti momenti di condivisione: a San Marcellino, martedì 31 marzo, e ad Aversa, mercoledì 1 aprile, si terrà la Festa del Pane, alimento fondamentale per la vita dell’uomo, di cui tanto ha parlato il Papa durante la sua visita a Scampia. Il terrorismo minaccia la vita di tutti e quindi è un problema di tutti, dei Cristiani di ogni confessione, dei Musulmani, degli Ebrei, degli appartenenti a qualsiasi altra religione e della società in generale.
Vi esorto a superare insieme le nostre paure. Uniamo le vostre e le nostre mani per creare una barriera impenetrabile a qualsiasi ideologia fondamentalista e violenta prima che sia troppo tardi: dopo, altrimenti, sarà difficile combattere contro questo male che chiamiamo oggi isis, ma che in realtà è solo uno dei tanti nomi con cui si presenta il male che affligge la nostra umanità e che noi purtroppo conosciamo sin troppo bene con altri nomi come camorra o mafia.
Non intendo dilungarmi su queste tematiche che stanno sicuramente a cuore a tutti. Vi ringrazio della vostra attenzione augurandomi che il mio messaggio di pace abbia scalfito i vostri dubbi e le vostre diffidenze e, soprattutto, che sia giunto al vostro cuore.

(*) Nasser Hidouri,
imam della Moschea di San Marcellino (CE), via Starza 17
Tel: 3339699985
Email: nasserhid@hotmail.com

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