Cercasi Stato per un uomo…

The Future of Tunisia: Hammadi Jebali

Cercasi Stato per un uomo di stato
di Giacomo Fiaschi
Tunisi, 20 Settembre 2014

“A politician […] thinks of the next election; a statesman of the next generation. A politician looks for the success of his party; a statesman for that of the country”
“Un uomo politico guarda alle prossime elezioni; un uomo di stato alla prossima generazione. Un politico guarda al successo del suo partito; un uomo di stato a quello del paese”
James Freeman Clarke (1810 – 1888), predicatore e teologo statunitense.
(Wanted, a Statesman! in Old and New, a cura di Edward Everett Hale, Lee & Shepard, vol. II, dicembre 1876, n.° 6, p. 644)

Hamadi Jebali è una persona di poche parole. Chi lo conosce sa bene che ama più ascoltare che parlare. E sia quando ascolta sia quando parla, guarda sempre negli occhi chi gli sta davanti. Tanto è disinvolto e affabile nel dialogo a tu per tu, nella personalizzazione del rapporto con gli altri, quanto impacciato e poco propenso ad indirizzare il suo discorso ad una moltitudine di persone che gli stanno di fronte.
Per questo, credo, ha preferito spiegare le ragioni della sua rinuncia alla candidatura per le elezioni presidenziali inviando un comunicato che chiamerei piuttosto una specie di “lettera aperta”, anziché mettersi a parlare davanti all’orecchio d’un microfono e all’occhio d’una telecamera.

E questa volta Hamadi Jebali non ha scelto di rompere il silenzio, lo ha addirittura frantumato.
E, con il silenzio, ha ridotto in mille briciole tutto il gossip che, da oltre un anno e mezzo ad ora, c’è stato intorno alle sue dimissioni da Presidente del Consiglio prima, e da Segretario del partito Nahdha poi.

Lo ha fatto spiegandone, fra le righe e nelle righe, le ragioni.
Con questa uscita, a sorpresa più per lo stile e per le motivazioni che per l’annuncio della rinuncia a presentarsi candidato alle presidenziali, Hamadi Jebali ha riproposto, senza mai citarlo, il pensiero di James Freeman Clarke, impropriamente attribuito ad Alcide De Gasperi, che pure lo citò tanto verbalmente quanto con i fatti.

Prendendo spunto dal titolo del capolavoro pirandelliano, potremmo dire che con questa uscita, quello stesso Hamadi Jebali che è apparso da più d’un anno e mezzo come un personaggio in cerca d’autore si presenta oggi come  un uomo di stato in cerca di stato.

Ed ecco, in una mia traduzione, il testo del messaggio di ieri:

“La nostra amata Tunisia va avanti nel suo progetto di trasformazione della società e dello Stato, non senza difficoltà e avversità, ma sempre animata da un intenso pensiero rivoluzionario. Una prima fase di fondazione ha visto emergere una Costituzione moderna e progressista.

In occasione delle prossime elezioni politiche e presidenziali il paese si appresta a varcare una nuova soglia: consolidare il periodo della transizione politica attuale e installare una democrazia politica e sociale.

Questa prima fase costituzionale, lunga, incerta e talora persino pericolosa ha abbozzato le grandi linee della Seconda Repubblica e stabilito i fondamenti del patto politico fra Tunisini. Oggi, una nuova traduzione dell’evento “17 Dicembre – 14 Gennaio” è possibile e necessaria: il tempo della dignità, dello sviluppo e della sicurezza per tutti è arrivato. La frattura politica fra Stato e Società non può essere superata se non a condizione che noi consideriamo necessario risanare simultaneamente le fratture socio-economiche, regionali e generazionali.

Le prossime elezioni invitano ad una nuova sfida. I politici, al di là della loro appartenenza ad un partito, devono metter mano alla riorganizzazione dell’agenda nazionale della Transizione, accordare la priorità alle riforme dell’economia e dello Stato, riflettere sull’inclusione dei giovani e delle regioni interne nel dibattito nazionale e assicurare la percorribilità del modello tunisino in un contesto geopolitico incerto, realmente pericoloso, asfissiante ed ostile nei confronti dell’esperienza politica e sociale tunisina.

Il consenso fra le famiglie politiche è una necessità per far fronte all’agenda nazionale ridefinita in questo modo: esse disporranno di un margine di manovra ridotto e dovranno impegnarsi a non ritardarne l’attuazione. Sarà la Costituzione il nostro baluardo contro qualsiasi tentativo di divisione fra Tunisine e Tunisini sulle questioni dell’identità e della religione. E la polarizzazione dovrà trovare spazio altrove, fra i sostenitori del progetto di democrazia, di libertà e di dignità, e quanti fanno appello al ritorno del despotismo, dell’uomo della provvidenza, e della concentrazione delle risorse del paese nelle mani di una minoranza.
Da parte mia:

  • perché sono implicato in questo cantiere di trasformazione e di metamorfosi della Tunisia contemporanea
  • perché sono cosciente che ogni divisione sull’identità, sulla religione e sulla appartenenza regionale rappresenta un pericolo in questa fase attuale della Transizione
  • perché continuo a nutrire la speranza che con il passare del tempo non dovremo dedicarci che a trattare conflitti di natura squisitamente politica che non si appoggino a riferimenti ideologici nefasti portatori di regressione democratica, violenza, guerra civile e ingerenze straniere
  • perché lascio alla Costituzione il tempo necessario a erigersi come riferimento nuovo e condiviso per i nostri comportamenti politici

ho preso la decisione, in piena coscienza e indipendenza di non presentarmi alle prossime elezioni presidenziali.

E tuttavia il mio impegno è sempre forte e reale: lo sarà durante le elezioni e dopo. Lo sforzo richiesto ai militanti, a tutte le Tunisine e Tunisini è duplice: impedire il ritorno del dispotismo e impegnare la Tunisia nel cammino della democrazia politica e sociale.
Quanto alle elezioni, la mia scelta e il mio sostegno andranno oltre tutte le considerazioni partigiane o regionali, e andranno a favore della persona che incarna i principi e i valori seguenti: rottura con il vecchio sistema, riconciliazione fra tutti i Tunisini e impegno per l’avvenire.

A quanti mi hanno sostenuto e mi sostengono tuttora io dico che in questo tempo di pericoli il modo migliore di servire il mio paese e il più importante è fare in modo che sia la Tunisia ad uscire vittoriosa, non io. A tutti quanti rivolgo un ringraziamento e un invito ad andare avanti.
Tunisine e Tunisini, votate, votate per la Rivoluzione, votate per l’Avvenire.
Che Dio mi aiuti a servire il mio paese, che Dio mi aiuti a servire voi.
Viva la Tunisia.”

Non so se Hamadi Jebali abbia inviato una copia di questo comunicato ai dirigenti di Nahdha.
In questo caso non mi sorprenderebbe se finisse con l’aggiunta di queste parole: “Ci vediamo al prossimo Congresso“.

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