Hamadi Jebali. Fu vera gloria?

hjf

 

 

 

 

Hamadi Jebali. Fu vera gloria?
di Giacomo Fiaschi
Tunisi, 29 Marzo 2014

“Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza (…)”

Alessandro Manzoni, Il Cinque Maggio, vv. 31-32)

Con le dimissioni da segretario generale del partito, carica alla quale fu confermato dal congresso del luglio 2012 mentre era ancora presidente del consiglio dei ministri, Hamadi Jebali ha solo formalizzato una posizione che, di fatto, era già evidente da un anno, ossia dall’indomani delle sue dimissioni dall’incarico di presidente del consiglio dei ministri, presentate alla fine di febbraio 2013.
A questo proposito conviene sottolineare che l’omicidio di Chokri Belaïd, avvenuto la mattina del 6 febbraio 2013, da molti considerate come la causa delle dimissioni di Jebali, in realtà furono soltanto l’occasione per diluire, nella drammaticità del momento, un’altra drammaticità, quella del contrasto fra il segretario-presidente del consiglio Jebali e i vertici del suo partito che ratificarono, con l’ufficialità del diniego alla proposta dello stesso Jebali della formazione di un governo tecnico a guida politica, una netta e decisa frattura. Talmente netta e decisa che Hamadi Jebali, pur mantenendo l’incarico di segretario generale del partito, dal marzo 2013 in poi non si è mai presentato nel suo ufficio di segretario generale presso la sede del patito stesso. In pratica un lungo braccio di ferro con la sua stessa classe dirigente che, va sottolineato, ha risposto alla sfida con la freddezza della più totale indifferenza.
Una guerra fredda, dunque, durante la quale nessuno dei due avversari ha perso la calma.

Una guerra fredda che prosegue anche in questi giorni durante i quali si susseguono dichiarazioni sibilline, sia dall’una che dall’altra parte, nelle quali è evocato, in un modo o nell’altro, il tema delle prossime elezioni, politiche e presidenziali, le prime dopo l’adozione della nuova costituzione.
La legge elettorale è, infatti, in dirittura d’arrivo al parlamento del Bardo, dove i membri dell’Assemblea Costituente che la dovranno votare, eletti il 23 ottobre 2011, non si sa con quanto entusiasmo cominciano a preparare le valigie, e non è quindi da escludersi la possibilità che entro l’anno i cittadini siano chiamati alle urne.
Se tutta la vicenda Jebali corrisponda ad una precisa strategia che garantisca al partito islamista un piazzamento di primo piano tanto nella rappresentanza parlamentare e governativa, quanto in quella presidenziale, non è ancora del tutto chiarissimo.

Certamente nel caso che Nahdha si presentasse simultaneamente alle politiche e alle presidenziali ci sarebbe la concreta possibilità che possa perdere l’una o l’altra posizione.
Difficilmente, infatti, l’elettore darebbe il proprio voto sia al partito nelle politiche, sia alla persona che rappresenta ancora una volta il partito alle presidenziali. Una strategia della separazione, resa credibile dall’apparente scissione della persona di Jebali dall’apparato del partito, avrebbe dunque un suo significato preciso ed una sua ragion d’essere più che sufficiente.
L’assenza di una presa di posizione tranchant dall’una e dall’altra parte potrebbe essere un indizio importante a favore di questa ipotesi. Jebali, infatti, avrebbe ben poche possibilità di assicurarsi i voti degli elettori di Nahdha se si separasse in modo netto dal partito. E Nahdha, in questo caso, non potrebbe avere nessuna possibilità di tentare un doppio colpo elettorale che esporrebbe in modo pericolosissimo il paese ai rischi di una nuova dittatura di fatto con un presidente della repubblica, un parlamento ed un governo in mano ad una sola forza politica.

A questo punto indagare su quali possano essere le reali intenzioni del partito è un esercizio puramente accademico, che lascia il tempo che trova. Sino ad oggi i fatti parlano chiaro e l’analisi del periodo che va dal 21 ottobre 2011 ad ora ci restituisce l’immagine di una forza politica massiccia, all’interno della quale si confrontano posizioni troppo distanti fra loro per far pensare ad una riunione verso un centro unanime. D’altra parte il rispetto della scelta di essere una forza politica moderata, sancita dal congresso del luglio 2012 sembra essere stato osservato da tutti, sia pure con qualche isolata eccezione che, tuttavia, non fa che confermare la regola, grazie anche alle puntuali prese di posizione dagli organi direttivi del partito stesso.

Quale sarà il destino di questo partito (e quello del paese) nessuno può saperlo oggi.

Certo, l’assenza di un partito popolare, radicato o radicabile in modo serio in tutti gli strati della società civile tunisina nello stesso modo in cui lo è Nahdha, in grado di esprimere un’opposizione credibile e di competere seriamente con l’avversario, è un dato di fatto che fa apparire il quadro politico attuale estremamente problematico e, sotto qualche aspetto, inquietante.

La scelta del nuovo segretario del partito, e soprattutto il modo in cui saprà (o potrà) esercitare i poteri del suo ruolo, saranno, tuttavia, un importante indizio per meglio comprendere la situazione.

Ci si chiede, in chiusura, che fine abbia fatto la cosiddetta rivoluzione del 14 Gennaio 2011.

Fu vera gloria?
Lo sapremo presto, perché, a differenza di quella ardua sentenza all’interrogativo che il Manzoni poneva nell’ode “Il Cinque Maggio”, dedicata a Napoleone nel giorno del suo transito estremo, una sentenza demandata ai posteri, nel nostro caso la sentenza, sempre abbastanza ardua, non saranno i posteri a doverla dare, bensì gli elettori tunisini contemporanei ai quali, dopo tre anni di attesa, non è certamente mancato il tempo necessario e sufficiente per riflettere prima di esprimersi democraticamente con il loro voto.

In fine mi piace citare le due strofe dell’ode manzoniana:
“Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:

vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.”

Per il momento, anch’io “vergin di servo encomio e di codardo oltraggio” parlo solo adesso, dopo due anni di silenzio e, fortunamanete per l’amico Hamadi, non in occasione della sua dipartita da questa valle di lacrime, cosa che gli auguro avvenga il più tardi possibile, ma in una circostanza che, sia pure in qualche modo drammatica, non appare altrettanto definitiva quale fu, indubbiamente, quella nella quale incorse Napoleone. Il che mi risparmia, fra l’altro, l’ipocrisia solita di certe condoglianze di maniera che, non a caso, vengon chiamate in gergo giornalistico coccodrilli.
D’altra parte io non sono il Manzoni e lui non è Napoleone. Ma soprattutto non c’è nessun funerale da celebrare.
E non è la posterità che dovrà sentenziare sulle vicende delle quali sono, o almeno ho l’immodestia di ritenermi tale, e m’accontento, un semplice osservatore.
Un osservatore libero di dire sempre quello che pensa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...