Lettera aperta a Matteo Renzi

foSignor Renzi, sia l’avvocato difensore della Tunisia!
Tunisi, 25 Febbraio 2014.

Di Farhat Othman (*) Leggi l’articolo in originale sulla rivista Leaders

Signor Presidente del Consiglio,

         Lei ha scelto il mio paese come mèta della sua prima visita ufficiale all’estero; nel privilegiarlo in tal modo a Bruxelles e a Berlino, lei rompe con la tradizione dei suoi predecessori. E dimostra così la sua originalità politica, facendo entrare una ventata d’aria nuova nelle stanze della politica.

Il suo talento e il suo temperamento di vincente sono talmente evidenti da accreditarle una volontà di rinnovamento indirizzata a rifondare la sua famiglia politica e a rivitalizzare la politica italiana stessa. E’ questo l’eco che giunge a nord del mediterraneo di quanto sta avvenendo al sud come trasfigurazione politica.

Sia dunque il benvenuto in questo paese il cui popolo nutre per il suo un’affettuosa amicizia. Lei sa che l’amore per l’Italia nel nostro paese è ancora maggiore di quello per l’ex protettorato? E’ un sentimento delle masse popolari, non solo delle élites e delle classi istruite; ed è un sentimento che sta aumentando nelle file dei giovani. Questi ultimi usano correntemente più l’italiano che il francese, guardano spesso la vostra televisione e preferiscono i vostri prodotti, così come adorano le vostre talentuose squadre di calcio.

Di sicuro lei sa quanto siano stretti i legami fra i nostri due paesi, a immagine dei nostri confini così prossimi, così uniti, sotto il punto di vista geografico, sociale e culturale, pur essendo, oggi, separati sotto quello ideologico, Adesso è a torto che lo restino. Sotto questo aspetto, i suoi predecessori non hanno fatto altro che piegarsi davanti al diktat dì un’Europa autistica. Mi permetta, pertanto, di dare il benvenuto alla sua ambizione di volontarismo perché porti il suo paese a volgere lo sguardo, finalmente, verso il nostro mare comune, e alla sua determinazione perché rimetta al centro della politica del suo paese il Mediterraneo, per farne l’elemento centrale della diplomazia di Roma.

Signor Presidente del Consiglio,

il suo paese e tutto il continente europeo sono alla vigilia di elezioni cruciali e ci si aspetta un ritorno di fiamma xenofobo che sarà anche eurofobo in certi paesi; nel suo questa sfida sarà probabilmente molto virulenta. Perché l’Italiano, cittadino mediterraneo, sa meglio di chiunque altro che il suo destino è prima di tutto mediterraneo, e che la politica europea, compresa quella migratoria, in questo è suicida.

Lei è di formazione giuridica, specializzato in marketing corretto, non si lasci convincere dal marketing dei diritti estremistici e non ceda neppure al marketing elettorale che distoglie l’attenzione dai problemi reali per indirizzarla al capro espiatorio d’un immigrato fittizio. Perché le sa bene che da tempo ormai non ci sono più immigrati; non ci sono altro che degli espatriati, della gente che si muove. Se in Europa si agita ancora lo spaventapasseri dell’immigrazione, ebbene questo non esiste altro che nella testa di quanti lo agitano. Se esistono dei clandestini, tutto ciò è dovuto all’assenza della possibilità di circolare liberamente in modo legale, senza restrizioni né ostacoli. Oggi il logo della nostra epoca è la circumnavigazione; non ci sono che dei viaggiatori, commercianti d’ieri, perché nel termine commercio sono incluse tutte le varietà di scambio, comprese quello dei sentimenti.

Lei è il sindaco del capoluogo della bella regione Toscana, e conosce meglio di chiunque altro l’importanza del commercio e degli scambi delle merci, essendo i commercianti popolari all’origine dello sviluppo di Firenze, facendone la culla del Rinascimento. Cosa impossibile a farsi nel Mediterraneo con la chiusura delle frontiere che, oltretutto, non combatte la clandestinità ma, al contrario, la crea. Questa chiusura imprigiona quanti sono presso di voi, impedendo ad essi stessi di partire, senza poter impedire a quelli che sono da noi di partire verso di voi. Si può resistere ad un amore così grande?

Non andrebbero in Italia se non l’amassero quanti muoiono in mezzo alle nostre frontiere, vittime quotidiane dell’olocausto dei nostri giorni denunciato dall’invocazione di giustizia del suo compatriota sindaco di Lampedusa! Così facendo, non cercano necessariamente di installarsi; non fanno altro che cercare, a loro modo, di sopravvivere; è il loro modo di difendere il loro diritto ad un lavoro, questo stesso diritto per la tutela del quale lei intende portare avanti la maggior causa del suo partito.

Certo, il mondo intero -e più in particolare l’Europa- è in crisi; una crisi che deriva dal fatto che continuiamo a vivere secondo gli schemi di un mondo finito e che stiamo rifiutando di attuare le riforme necessarie. E tutto ciò non solo sul piano interno degli Stati, ma anche su quello dei rapporti internazionali in questo lago comune in un mondo diventato ormai un immobile planetario. A questo punto, se oseremo liberarci del mito dell’immigrazione, ci renderemo conto che la crisi esiste solo nelle teste, una tigre di carta utile per giustificare il fatto che non tentiamo di far niente, non solo per pigrizia intellettuale, ma anche per egoismo e conformismo.

Signor Presidente del Consiglio,

         la Tunisia è già un partner privilegiato per l’Italia; ma lo sarà ancor più tutto il Maghreb democratico, come lo fu e tornerà ad esserlo la Libia; e grazie ai legami stretti tuniso-libici, tutto ciò può cominciare a partire da oggi stesso. Adesso i rapporti economici e umani tuniso-italiani sono ancora più stretti e più fruttuosi in uno spazio democratico di libertà.

         Non serve a nulla dare crediti alla Tunisia con la speranza di mantenere la popolazione nei confini del territorio aumentando posti di lavoro; il mondo spinge verso la libera circolazione delle genti, la circumnavigazione. Il miglior modo di creare posti di lavoro, di permettere alle persone di poter rimanere dove sono nelle loro patrie, è quello di permetter loro di viaggiare, di creare e di innovare. E’ lo stesso abc della dottrina liberale.

         Le dimensioni della Tunisia fanno si che i suoi bisogni siano insignificanti rispetto ai mezzi dei suoi partners. Quali sono i bisogni della Tunisia? Una bagatella rispetto alle capacità finanziarie e d’investimento dei suoi partners che hanno ben più da guadagnare in termini di stabilità e di contaminazione positiva della democrazia. Cosa rappresenta in Europa la comunità tunisina e qual è il peso dei problemi che pone? Praticamente nulla; il che permette di tentare con questa comunità che ha dato prova della sua maturità politica con una coraggiosa strategia delle frontiere aperte. Cosa che equivale, nello stesso tempo, ad offrire le migliori garanzie per la stabilizzazione della nascente democrazia in Tunisia.

Signor Presidente del Consiglio,

         nel Medio Evo, la sua città è arrivata ad imporre la propria moneta all’Europa. Osi dunque adesso a dare inizio con la Tunisia ad una nuova politica migratoria finalmente sensata che finirà per imporsi all’Europa come avvenne per il Fiorino. La libera circolazione razionalizzata in uno spazio di democrazia non farà che svuotare lo spazio del suo paese dei suoi clandestini, dando inizio ad uno sviluppo certo a progetti di collaborazione fra le due rive del mediterraneo. Sono sempre gli esseri umani i migliori creatori della ricchezza; quanto più saranno liberi di muoversi e circolare, tanto più la ricchezza aumenterà, e i profitti anche. E’ questo che ha fatto il successo della sua città, dovuto essenzialmente ai suoi cittadini, commercianti, mercanti, agenti di cambio e banchieri.

         E allora osi innovare, si assuma i rischi e promuova una ridistribuzione delle risorse nello spazio del nostro lago comune. Scommetta sulla Tunisia, sul suo modello e sull’intelligenza della sua popolazione, e proponga la creazione, con lei, di uno spazio di democrazia a partire da una libera circolazione umana, con visto biometrico, rispettoso dei requisiti di sicurezza, preliminare ad una futura adesione della Tunisia all’Europa. Perché la Tunisia e tutto il Nordafrica fanno parte dell’Europa; già Hegel lo riconosceva e ieri questo non suscitava nessun dubbio; ma oggi abbiamo rotto con l’intelligenza ed abbiamo ceduto alle lusinghe della facilità. Tutto ciò altro non è che inezia, se non addirittura criminogeno.

         Si, Signor Renzi, dimostri con i fatti che lei non si farà dettare la sua linea di condotta da Bruxelles, nemmeno in materia migratoria. Lei ha ben rappresentato l’eccezione italiana che osa denunciare un’Europa fatta di virgole e di percentuali. Osi dunque dirle anche che il Mediterraneo non può ridursi ai drammi umani quotidiani che si fanno beffa dei suoi valori e della sua umanità; il suo contributo non sarà solo necessario, ma anche salutare. Perché se è vero che l’Europa non può esistere senza l’Italia, è altrettanto vero che non potrà esistere senza un Mediterraneo pacifico. Ora sta continuando una politica migratoria insensata, l’Europa sta installando stabilmente la guerra e l’insicurezza alle sue porte; i fermenti dell’odio e dell’ignominia sono là, e ci sono proprio perché ci devono essere.

         Uno spazio di democrazia comprensivo di un diritto di circolazione finalmente riconosciuto agli esseri umani allo stesso titolo che viene riconosciuto alle merci, darà un colpo di frusta all’economia al sud come al nord del Mediterraneo e restituirà competitività alle imprese italiane presenti in Tunisia aiutando il nostro paese a uscire dal marasma economico che conosce adesso. In Tunisia l’Italia conquisterà altri spazi rispetto a quelli abituali dell’agroalimentare e dell’abbigliamento. E quale avanzamento enorme sul piano della concorrenza, per non parlare del prestigio di cui potranno approfittare le cinquantamila imprese italiane che, avario titolo, sono presenti in Tunisia! Così come lo spettro limitato della viabilità delle imprese italiane presenti nel nostro paese non sarà che un ricordo del passato grazie alle ricadute assicurate sull’economia e sul commercio prodotte dalla libera circolazione umana razionalizzata nel modo che ho descritto.

Signor Renzi,

         il mondo è cambiato e continua a cambiare. Non basta più all’Italia offrire delle linee di credito alla Tunisia per sostenere le piccole e medie imprese. E’ necessario rompere con la politica dell’autismo europeo.  Osi dedicarsi alla costruzione di uno spazio mediterraneo di democrazia e riuscirà a forzare questa Europa intestardita in una folle politica fatta di scarabocchi. Perché la salvezza dell’Europa è a sud, e non solo la sua ma anche quella di una Tunisia che comincia a dar vita ad una democrazia destinata a stabilizzarsi solo a condizione che l’Europa rivitalizzi un Mediterraneo ridotto a un cimitero.

         Così come lei ha avuto la lucidità e il coraggio di fare la diagnosi del male che tormenta la sua famiglia politica, mi permetta di parafrasarla affermando che una certa Europa ha fatto il suo corso, che è arrivato il tempo di dare dei tagli netti ai dogmatismi della sua politica migratoria, per colpa dei quali l’Europa e l’Occidente diventeranno infrequentabili.

         Ieri ho chiesto all’ambasciatrice dell’Europa in Tunisia, a nome del popolo tunisino ciò che può tradursi in una richiesta di sostegno ad una democrazia in pericolo. E’ stato inutile. Non mi ha dato l’impressione di essere determinata, come lo è lei, ad ancorare il suo paese nel suo spazio naturale, lo spazio mediterraneo. La sua determinazione è legittima e benvenuta; bisogna che questo spazio non diventi il surrogato di un’impostura come lo fu l’Unione Per il Mediterraneo, evitando di concentrarsi su politiche meramente economiche e securitarie.

         Le male lingue dicono che lei sarebbe più incline alle parole che ai fatti, più agli slogans che alle idee. Dia la prova, in Tunisia che queste sono sciocchezze, e proponga il New Deal del XXI secolo; la sua reputazione sarà quella di politico organico, politico comprensivo, primo politico europeo postmoderno.

         Sin dal primo giorno del suo arrivo al potere, lei ha cominciato a riformare il suo paese; si dice che le piace sorprendere per imporsi. Usi la stessa strategia, sorprenda i cenacoli europei sonnecchianti nel loro mondo finito, osi mettere in atto la libera circolazione con visto biometrico e difenda l’adesione della Tunisia all’Europa. In questo modo, lei non sarà la stella cadente nel cielo politico del suo paese, ma la politica solare dell’Occidente, riconciliandolo con le radici luminose dell’Oriente!

Signor Renzi,

         lei conosce perfettamente la democrazia cristiana, si dice anche che lei è molto credente; lei sa dunque, meglio di chiunque altro, che la religione cristiana non sempre è stata compatibile con la democrazia. Come potrebbe essere diversamente per l’islam che è stato ben più liberale di quanto non lo è stata la tradizione giudaico-cristiana e che si riaffacia oggi con l’integrismo sedicente musulmano?

         Lei denuncia coraggiosamente una banalità di facciata, e ha ragione, perché il re clandestino della postmodernità è l’uomo senza qualità. Contiamo su di lei per aprire una terza via in Occidente; estenda dunque il suo talento nel Mediterraneo tornato alla sua vocazione inziale, quella di un lago della pace, un mare veramente comune. Sia l’esempio politico di Cristo nel Mediterraneo; faccia sì che, in forza delle fede nella democrazia e nell’alterità, si possa finalmente camminare sulle acque del mediterraneo!

         E buon soggiorno nella sua nuova terra di missione per l’epifania di un nuovo Mediterraneo, Signor Renzi, osi essere il paraclito politico postmoderno!

        Farhat Othman

(*)
Farhat Othman, ricercatore in scienze umane, proviene dalla carriera diplomatica. Console-Aggiunto al Consolato di Strasburgo (1983-1984), Console al Consolato Generale di Parigi (1984-1992), Consigliere sociale dell’Ambasciata di Parigi (1992-1996). Estromesso dai quadri diplomatici nel 1996 dal dittatore Ben Alì, è autore delle seguenti pubblicazioni in lingua francese:
Les Accords franco-arabes. Des origines des relations bilatérales à nos jours, L’Harmattan 2001
Guérir l’Alzheimer ! Manifeste hors poncifs, L’Harmattan 2012.
Webmestre dei siti:
France-États arabes 
Spiritisme arabe.

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