Tunisia: un sogno che (…)

Tunisi20140114 Tunisia: un sogno che non morirà all’alba.
A Tunisi, nella sede storica del Parlamento del Bardo, l’Assemblea Nazionale Costituente, eletta il 23 febbraio 2011, da quattro mesi sta votando ad un ritmo frenetico gli articoli della nuova Costituzione.
Ieri, 14 Gennaio 2014, ho avuto l’onore di accompagnare l’amico prof. Giampiero Gallo al Parlamento per assistere alla seduta plenaria dell’Assemblea Costituente. Con lui ho condiviso l’emozione, grazie anche alla squisita cortesia dell’On. Imen Ben Mohamed,  e dell’On. Ferjani Doghmane, Presidente della Commissione Finanze, di vivere un momento della Storia di questo Paese che amo e nel quale vivo e lavoro da vent’anni.

In quest’aula sta nascendo la nuova Costituzione Tunisina. Parità di diritti fra uomo e donna, uguaglianza davanti alla legge, libertà di coscienza e di espressione, uno dopo l’altro tutti gli articoli che toccavano temi sui quali ci si aspettava dura battaglia sono passati senza colpo ferire. Ci sono rimasti male quanti, specie in determinati ambienti, contavano su divisioni laceranti utili a dar sostegno e prova alle loro tesi secondo le quali la Tunisia avrebbe fatto un balzo indietro di secoli.

Così non è stato e la Tunisia, a tre anni dalla cacciata del dittatore che negli ultimi dieci l’aveva ridotta ad una sorta di zona franca nella quale si poteva far di tutto, dal lavaggio di danaro sporco utilizzando, per esempio, stabilimenti turistici sempre vuoti e misteriosamente completi quando andavi a chiedere una stanza, al contrabbando di ogni cosa un po’, dalla benzina al petrolio greggio che, a quanto si mormora, è stato estratto a milioni di barili da pozzi ufficialmente inesistenti. La Tunisia era diventato un inferno dal quale ogni giorno scappavano decine di persone su quei barconi che oggi servono soprattutto a trasportare cittadini ugualmente disperati, non più tunisini ma centrafricani in fuga da un altro inferno. Un inferno per loro, che sono in tanti, e paradiso per quei pochi che da quell’inferno traggono il loro profitto.

E questo è il vero punto della situazione, la pietra dello scandalo sulla quale si infrange ogni chiacchiera sulla riva sud del mediterraneo, ogni balbettio sempre più stanco e stantìo sulla cooperazione internazionale. Una cooperazione che ha voluto dire soprattutto connivenza con regimi dittatoriali come quelli di Ben Alì e Gheddafi con i quali andavano a braccetto personaggi, oggi in tardivo declino in Francia e in Italia, che esaltavano la stabilità di queste dittature. Una stabilità garantita sostanzialmente dalla repressione di ogni diritto civile. Una stabilità che aveva nella polizia politica, una sorta di Geheime Staatspolizei agli ordini di una dittatura, il proprio baluardo.

Oggi la Tunisia, al termine di un periodo di transizione lunghissimo per il popolo e brevissimo per la storia, si appresta, con la nuova Costituzione, ad affrontare le prossime elezioni, le seconde elezioni democratiche e le prime per un parlamento di un paese rinnovato dopo oltre settant’anni di colonialismo francese e cinquanta di dittatura filofrancese. Una transizione che ha dovuto fare i conti con resistenze terribili che, specie nel 2013, si sono manifestate attraverso due omicidi, quello di Chokri Belaïd e di Mohamed Brahmi. Due omicidi che avevano come obiettivo quello di far naufragare il progetto di costruzione di uno stato democratico e di far tornare una bella dittatura, nuova di zecca, per poter continuare a fare le stesse porcherie di prima. Obiettivo fallito fino ad ora, ma che potrebbe essere di nuovo ricercato, in quest’ultima fase della transizione, mediante strumenti più persuasivi. Gli interessi in gioco sono enormi e i soggetti che hanno tutto da perdere non sono certo degli onesti galantuomini, ma dei banditi mafiosi che non si fermano certo di fronte a crimini orrendi. E non è detto che abbiano del tutto rinunciato a provarci.

Il partito islamista Nahdha ha l’ambizioso progetto di proporre una quarta via di governo di un paese arabo musulmano che non rinunci alla propria identità storica e culturale. Una via alternativa alle repubbliche islamiche da una parte, alle monarchie saudite dall’altra e alle dittature dall’altra ancora.

Chi contava, in Tunisia e in qualche paese europeo, su una performance estremista di questa formazione politica, per poter manovrare un dissenso popolare che sfociasse in una rivolta e rimettere in piedi una dittatura è rimasto a bocca asciutta. Come son rimasti a bocca asciutta quanti speravano in una Tunisia più vicina all’Iran e all’Afghanistan, o all’Arabia Saudita che all’Europa.

La Tunisia, oggi, è più vicina solo a se stessa, a quel contenitore straordinario di cultura e di civiltà al cui interno troviamo Sant’Agostino e Ibn Khaldoun, dove hanno vissuto insieme e in armonia ebrei, cristiani e musulmani.

L’ultimo tratto di strada appare, dunque, il più difficile da percorrere. Non così faticoso come quello compiuto in questi tre lunghi anni che hanno messo a dura prova la capacità di resistenza di un Paese già stremato dalla dittatura di un delinquente, ma non di meno difficile e pieno di insidie.

Lo stato di allerta in tutto il paese è massimo e le misure per la sicurezza sono rigorose. Ma tutto ciò non basta. Non può bastare per mettersi al riparo dalle insidie che si nascondono, magari dietro la facciata di una falsa cooperazione internazionale. Occorre uno sforzo che dall’Europa affianchi e sostenga democrazia, libertà e giustizia in un paese dove questi valori sono stati negati da oltre un secolo a vantaggio di interessi che, purtroppo, erano –e sono tuttora- radicati proprio in questa stessa Europa all’interno della quale un’altra battaglia per superare una crisi diversa, e pur sempre una crisi di valori e di civiltà, è in corso.

Unite e divise insieme da problemi meno distanti fra loro di quanto si possa immaginare, la riva nord e la riva sud del Mediterraneo sono di fronte ad una sfida epocale.
O ci si salva tutti insieme o saremo, insieme, tutti perduti e smarriti in un futuro ormai prossimo da quale non possiamo sfuggire.
Un sogno? Forse. Un sogno che non morirà, non dovrà morire all’alba.

Perché se dovesse davvero morire all’alba moriremmo tutti con lui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...