Tunisia. Uno strano (…)

sousseTunisia. Uno strano episodio di terrorismo.

A proposito dell’episodio avvenuto a Sousse sulla spiaggia antistante un hotel, dove ha perso la vita un ragazzo di poco più di venti anni saltato in aria per lo scoppio di una cintura esplosiva, ci sono troppe cose poco chiare in quello che, con frettolosa superficialità, è stato definito attentato suicida.

Ci sono due interrogativi che sorgono di fronte alla dinamica del fatto:

  1. Prima di tutto, se voleva farsi saltare per aria non poteva farlo all’entrata dell’hotel, quando si è visto rifiutare l’ingresso dal personale addetto alla sicurezza?
  2. E perché è scappato sulla spiaggia semivuota antistante l’hotel per farsi saltare per aria?

Io non credo assolutamente alla versione ufficiale dell’attentato suicida.
Mi sembra molto più verosimile la tesi, sempre più accreditata presso molti osservatori, di un tentativo andato a vuoto di fare esplodere questa cintura depositandola in uno spazio interno dell’hotel attraverso un telecomando che non era in mano al ragazzo, ma ai suoi complici o mandanti che non hanno voluto correre il rischio di essere smascherati in caso di arresto del ragazzo ed hanno azionato il telecomando quando è scappato sulla spiaggia.

Di fatto è risaputo che non c’è niente di più facile, oggi, che trovare un ragazzino che per qualche migliaio di euro si lascia corrompere e convincere a fare una cosa del genere.
E non c’è niente di più probabile che quanti hanno lucrato di illeciti e giganteschi profitti da riciclaggio di danaro sporco o da altri traffici in complicità con i famigli del dittatore Ben Alì, possano oggi finanziare operazioni di destabilizzazione della transizione democratica.

E’, questa, solo un’ipotesi che, in mancanza di prove contrarie, vale quanto meno come un’altra. E forse spiega in modo più convincente lo strano e, per certi aspetti, incomprensibile comportamento di questo ragazzino saltato per aria sulla spiaggia semideserta di Sousse.

Ma c’è una cosa che non è solo un’ipotesi: la corruzione che ancora oggi sopravvive, sotto la cenere, nei corrotti e corruttori che sono stati lasciati a piede libero per motivi, diciamo così, poco chiari.

Questa transizione democratica rischia di fallire proprio per la persistenza di una corruzione che non sembra essersi esaurita con la fuga ignominiosa del dittatore Ben Alì e che, se non verrà smantellata con una operazione di chirurgia drastica, renderà molto, ma molto difficile la vita al paese.

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