“Vergogna!” (…)

lampedusa


“Preghiamo Dio per le vittime del tragico naufragio a largo di Lampedusa”. Questo il tweet lanciato oggi da papa Francesco dopo aver appreso della nuova tragedia dell’immigrazione a largo di Lampedusa. “Viene la parola vergogna: è una vergogna!” ha esclamato “a braccio” papa Francesco riferendosi al naufragio di Lampedusa.

Queste parole di Papa Francesco sono pietre nello stagno dell’indifferenza delle istituzioni.

Lampedusa. Cadaveri in superficie, Pescicani sott’acqua.

Ancora una tragedia a poche miglia di Lampedusa. Un barcone zeppo di esseri umani, carne da macello destinata ad ingrossare le fila del mercato di schiavi in Europa.

Ancora morti galleggianti sull’acqua cristallina d’un Mediterraneo che, da simbolo della civiltà, sta diventando l’emblema della barbarie. E ancora pescicani che, in profondità, organizzano, contrattano, smerciano carne da macello destinata a questo immondo mercato.

Da tempo sostengo la necessità di creare un’Authority paritetica Italiana e Tunisina per la governance della navigazione del Mediterraneo nello stretto di Sicilia. E’ lo strumento principale per assicurare, con il conocorso della società civile rappresentata dagli imprenditori e dai lavoratori del settore della pesca e della navigazione commerciale e da diporto, una sorveglianza attiva e vigile su ciò che si muove all’interno di questo specchio di mare, che per un motivo o per l’altro sta diventando sempre più terreno di conflitto anziché di pace fra uomini legati da una comune appartenenza alla cultura che ha civilizzato l’Europa.

E’ vergognoso che di questo argomento si tratti solo nelle stanze di Bruxelles e nei salotti di una diplomazia allargando, al massimo, la discussione a (rari) convegni, seminari e tavole rotonde alle quali partecipano, con risultati sino ad oggi nulli, uomini e donne in carriera che oggi si occupano di queste cose e domani di altre.

Le iniziative o si fanno o non si fanno. Non se ne può discutere da anni senza far nulla. Perché in questo caso o le discussioni sono inutili o le persone sono inadatte a portare a conclusione le iniziative stesse.

I cadaveri sono lì, ogni giorno, a galleggiare inermi e con loro galleggia la bara dell’inconcludenza molliccia di un’Unione Europea che tutto appare fuorché angosciata da questa tragedia.

Occorre coinvolgere i cittadini in modo diverso, assumendo decisioni, che magari saranno anche imperfette, ma che, almeno, smuovano qualcosa in questo torpore d’indifferenza criminale che rischia di condannarci alla perpetua maledizione della storia.

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