Tunisia: una rivoluzione che (…)

ordures-smallTunisia: una rivoluzione che, fino ad ora, non s’è né vista né sentita.

In Tunisia è in atto un falso dibattito politico su questioni importanti, riguardanti la sicurezza e l’economia. E’ falso non perché non vi siano problemi in questi settori. I problemi ci sono e grossi. Ma la loro soluzione non potrà mai essere trovata se, prima, non vengono realizzati interventi sul territorio indispensabili per poter operare in modo serio sul territorio stesso.
Nessuno, infatti, si sognerebbe mai di impiantare un sistema di allarme o di mettere sotto sorveglianza un immobile devastato dalla sporcizia. E sarebbe ugualmente inutile dotarsi di mezzi di soccorso urgente velocissimi ed attrezzatissimi in un contesto urbano nel quale il traffico è continuamente paralizzato da una pressione insostenibile di mezzi di trasporto.

La Tunisia soffre di entrambi questi mali. Quello del traffico in particolare ha oltrepassato abbondantemente da almeno una decina d’anni la soglia dell’insostenibilità. Gli interventi sulla rete stradale sono solo dei palliativi e non risolvono il problema e in certi casi hanno prodotto e producono più danni che benefici.

Il problema della raccolta e del trattamento dei rifiuti è diventato, negli ultimi venti anni un problema di una gravità tale da rappresentare il maggior handicap non solo per lo sviluppo delle attività economiche, prime fra tutte quelle collegate direttamente o indirettamente al turismo, ma anche per la tutela del diritto alla salute dei cittadini. Questa situazione sta inoltre compromettendo seriamente il patrimonio ambientale, che rappresenta una delle principali risorse del paese.

Esistono, infatti, in tutto il paese discariche che sono a norma sulla carta ma che, di fatto, sono semplicemente delle enormi cave dove vengono gettate ogni giorno migliaia di tonnellate di rifiuti d’ogni genere senza alcun trattamento, in violazione di qualsiasi norma contrattuale che vincola le società di gestione alla messa in atto di operazioni atte a igienizzare i rifiuti neutralizzandoli sotto il profilo della loro attività inquinante.

Se non verranno messe in sicurezza al più presto crescerà in modo vertiginoso il rischio di epidemie con conseguenze potenzialmente catastrofiche, specie per la popolazione infantile, più esposta all’attacco di infezioni virali e batteriche.

Le vere priorità di un governo che abbia a cuore il bene comune e lo sviluppo armonico del paese sono due:

  1. Messa in sicurezza del territorio riguardante la raccolta e il trattamento dei rifiuti.
  2. Progettazione e attuazione di un piano per il trasporto ferroviario moderno e sicuro finalizzato alla riduzione drastica dell’utilizzo dei mezzi di trasporto privati per il trasporto persone e merci.

Qualsiasi partito politico che non presenti un piano di attuazione di queste priorità non è degno di aspirare al governo del paese.

La Tunisia è un paese di poco più di dodici milioni di abitanti e l’estensione del suo territorio antropizzato ne permette una gestibilità totale senza nessun problema di natura geografica che non sia risolvibile con relativa facilità.

Non sono credibili quei partiti politici che fanno finta di ignorare queste priorità. Scansare la responsabilità di governo diluendo tutto nella brodaglia ideologica è semplicemente vergognoso.

Il regime dittatoriale dei due soli presidenti-padroni che si sono alternati nei cinquantatre anni che separano la data della cosiddetta indipendenza dal 14 Gennaio 2011, ha lasciato il paese in condizioni pietose, tanto da far rimpiangere, sotto questo aspetto, persino l’odiatissimo regime del protettorato francese.

Oggi il paese ha bisogno di uomini e donne seri e capaci di affrontare la situazione con coraggio, determinazione e, soprattutto, onesti e incorrotti.

Ogni altro discorso, ogni altra considerazione, ogni altro programma che non metta queste due cose in cima alle priorità di governo è un insulto all’intelligenza di un popolo che non ne può più di una politica che serve solo ai politicanti di mestiere. La Tunisia non ha poltrone da offrire a chi si candida per governarla. A costoro la Tunisia ha solo da offrire un posto di responsabilità che deve essere onorato con la generosità dell’animo e con le mani pulite.

Di corrotti e di corruttori la Tunisia ne ha visti anche troppi, in più di cinquant’anni di dittatura, occupare il posto di chi avrebbe avuto il dovere di governare e non l’ha fatto, di pensare al bene comune anziché ai propri -spesso sporchi- interessi.

E’ giunto il momento di passare dalle belle parole ai fatti. Dalla estenuante diatriba islamisti contro antiislamisti, Nahdha contro anti Nahdha. Dalle bischerate, insomma, alle cose serie.

Meno chiacchiere e più pulizia per le strade. Meno prediche e più discariche gestite a norma. Meno proclami ideologici e più trasporti pubblici che funzionano. Meno automobili e più treni.

In una parola: meno imbroglioni, imbonitori e capi capetti e kapò, e più gente onesta nella politica e nell’amministrazione pubblica. Perché nel sudiciume e nella paralisi dei trasporti non può maturare una soluzione seria né ai problemi della sicurezza, né a quelli dell’economia, questo dev’esser chiaro!

Questa è la vera rivoluzione. Una rivoluzione che, fino ad ora, non s’è né vista né sentita.

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Un pensiero su “Tunisia: una rivoluzione che (…)

  1. si! gestione dei rifiuti! Ma il bello verrà ( se già non ê in atto) quando le multinazionali che troveranno scomoda l’Europa dove ormai i loro giochini sporchi sono stati coperti si trasferiranno in Tunisia pronte a scaricare arsenico, mercurio e….mazzette! Allora saranno le falde acquifere profonde, il mare, l’aria ad essere inquinati. Ma i soldi non hanno odore… Da noi sembra che l’Eni dopo aver ‘succhiato’ il possibile dalle miniere di Grosseto ed infine le ha messe a disposizione dei comuni per lo stoccaggio di rifiuti tossici. Un particolare: non sono state messe in sicurezza e quando è piovuto il percolato è penetrato nelle falde acquifere ed è arrivato ai fiumi e al mare. Ops!

    Inviato da iPad-Paola

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