Morti per niente?

egypt-protest-sisi_2606953b4smallUn mese e mezzo fa scrivevo su questo stesso blog che l’alternativa al colpo di stato annunciato, e poi messo in atto dal generale Al Sissi, sarebbe stata una guerra civile.

Il presidente Morsi, eletto un anno prima, non era riuscito a mettere insieme le due anime del popolo egiziano e, forte unicamente del debolissimo margine ottenuto nelle elezioni, aveva infilato, uno via l’altro, una serie di errori talmente grossolani, ultimo quello di attribuirsi parte del potere giudiziario, da mettere a rischio i fondamenti stessi di quella democrazia tanto ambita quanto lontana, al punto dall’apparire poco più che una chimera.

Alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni, tuttavia, è impossibile, per chiunque abbia un minimo senso della realtà, non rendersi conto che i problemi creati da Morsi in un anno sono un bruscolo rispetto alla trave che il generale Al Sissi ha messo su in pochi giorni.

Le migliaia di morti che la polizia e l’esercito egiziano, trasformati da Al Sissi in plotoni di esecuzione puntati contro lo stesso popolo che egli, come capo delle forze armate nazionali, aveva il dovere primo di difendere, pesano non solo e non tanto sulla sua coscienza, ma su tutta la sua iniziativa che, annunciata come iniziativa di lotta contro il disordine, ha causato direttamente più disordini e disastri di quanti mai si sarebbe potuto immaginare che ne avrebbe prodotti il perdurare delle opposte manifestazioni di protesta che servirono, adesso è tutto chiaro, solo come pretesto per mettere a segno un piano premeditato di eversione di un regime democratico che non piaceva a nessuno.

Non piaceva ai fratelli musulmani che avrebbero voluto una teocrazia legittimata da un sottilissimo velo di democrazia, e non piaceva alle opposizioni, che volevano uno stato non neutro, bensì antireligioso, che mettesse al bando i propri avversari, riducendo arbitrariamente in minoranza quella stessa maggioranza affermatasi con le elezioni democratiche.

Ma soprattutto non piaceva ai monarchi sauditi, che vedevano, e vedono, come il fumo negli occhi la possibilità che milioni di persone nei paesi arabi nordafricani possano migrare verso la democrazia, dopo più di un secolo e mezzo di colonialismo e di dittature. Soprattutto non tollerano, questi despoti regnanti più simili a moderni trimalcioni travestiti da papi che a capi di stato, che si profili l’ipotesi di una democrazia promossa da un pensiero politico che si ispiri alla filosofia religiosa islamica. Questa è la loro vera ossessione, l’incubo che li tormenta. Ed è lo stesso incubo che tormenta Israele, affratellato, per l’occasione, con i monarchi despoti sauditi nella comune battaglia contro le transizioni democratiche nordafricane. Monarchi sauditi e Israele messi insieme, dunque: questo è lo scenario del golpe del generale Al Sissi, traditore del suo popolo e della sua missione, ma non dei miliardi di dollari che arrivano dall’Arabia Saudita e degli accordi sottobanco con Israele.

Alla luce dei fatti è sempre più chiaro il disegno di questo nuovo aspirante dittatore che, al pari del suo ispiratore e nume tutelare ideale Slobodan Milošević, non ha esitato un istante a scatenare la furia devastatrice di polizia ed esercito contro il popolo. Oggi è toccato ai fratelli musulmani e domani toccherà ai manifestanti di Tamarrod, il movimento opposto, risparmiato solo temporaneamente dalla carneficina riservata, per il momento, agli islamisti.

Sempre alla luce dei fatti appare non solo verosimile, ma altamente probabile che lo stesso Morsi abbia commesso quegli stessi errori che ne hanno provocato la destituzione con una qualche parvenza di giustificazione, cadendo in una trappola che gli stessi golpisti gli hanno messo abilmente sotto i piedi. L’inesperienza e l’incompetenza, assistite dall’esperienza e dalla competenza di abili e ricchissimi manovratori, non hanno avuto scampo, e la trappola è scattata.

E non avrà scampo il popolo egiziano, intrappolato nella morsa diabolica di Israele e delle monarchie saudite che lo stanno violentemente massacrando con la collaborazione attiva di Al Sissi, al quale, se non è mancata oggi l’infame codardìa che gli ha permesso di iniziare massacrare il popolo che egli aveva giurato di difendere, non mancherà domani la vigliaccheria di assumere il potere per diventare il successore di quel dittatore Mubarak per destituire il quale migliaia di egiziani sono morti.

Morti per niente.

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