La bellezza. Un dialogo (…)

annunciazione_dettaglio2Da La bellezza. Un dialogo tra credenti e non credenti
di Jean Clair

Un teologo vissuto tra la metà del IV secolo e l’inizio del V, in un paese che più tardi sarebbe stato chiamato Algeria (era dunque, come si diceva ancora negli anni Cinquanta in Francia, un “nordafricano”, oltre a essere uno dei Padri della cristianità, di nome Agostino), scrisse alcune righe mirabili:

«Interrogai sul mio Dio la mole dell’universo, e mi rispose: “Non sono io, ma è lui che mi fece”.  Interrogai la terra, e mi rispose: “Non sono io”; la medesima confessione fecero tutte le cose che si trovano in essa. Interrogai il mare, i suoi abissi e i rettili con anime vive; e mi risposero: “Non siamo noi il tuo Dio; cerca sopra di noi”. Interrogai i soffi dell’aria, e tutto il mondo aereo con i suoi abitanti mi rispose: “Erra Anassimene, io non sono Dio”. Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle: “Neppure noi siamo il Dio che cerchi”, rispondono. E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: “Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui”; ed essi esclamarono a gran voce: “È lui che ci fece”. Le mie domande erano la mia contemplazione; le loro risposte, la loro bellezza» (Confessioni, X, VI, 9).

«Tardi ti amai Bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti amai» (lbid., X, XXVII, 28).

È stata individuata, in questo passaggio delle Confessioni, una prova cosmologica dell’esistenza di Dio. lo sarei tentato di vedervi una prova estetica. Dio è perché, tutta la creazione testimonia della sua opera e quest’opera è bella. Dalle leggi che regolano il movimento dei corpi celesti fino a quelle che governano l’organizzazione del corpo umano, la bellezza è una promessa che non è mai stata tradita. C’è un nomos cristiano così come c’è stato un nomos greco. C’è una ragione propria alla cristianità come c’è stata una ragione antica, un logos, ma di un’altra natura. Allo stesso modo, su un altro piano, l’opera d’arte è un piacere continuamente rinnovato, fondata su regole e anch’essa logos, che ha preso forma e senso.

Ma è anche una legge etica: solamente l’uomo può umiliare la bellezza. Quel che ancor oggi risuona in maniera così sconvolgente’ alle nostre orecchie è la stupefacente descrizione, in Agostino – biologica, fisiologica -, di ciò che le manifestazioni della bellezza esercitano sui nostri sensi. Agostino si rifà ai quattro elementi -l’aria, il fuoco, l’acqua, la terra – per ricordarci che entrano attraverso le cinque «porte della carne»: lui guarda «con gli occhi fissi». Altrove ancora, dice che questa presenza del mondo creato da Dio «squarcia la sua sordità», «dissipa la sua cecità», stimola il suo gusto, e arriva fino al punto di far nascere in lui delle sensazioni, che definisce «di fame e di sete». Ma siamo noi che abbiamo il potere di sublimare o al contrario di svilire le sensazioni che entrano attraverso le porte della nostra carne.

In questo forse consiste la potenza e la singolarità della religione che annuncia e che diffonderà in Europa: questa religione è fondata sul dogma di una incarnazione, l’apparizione di un corpo, di una carne, di un Figlio a immagine del Padre, un’osmosi tra la creazione e il creato, tale che Dio arriva fino al punto di incarnarsi in un uomo. Essa è fondata anche su questa idea, a dire il vero impensabile, scandalosa, di una Risurrezione dei corpi, fino all’ultimo capello che si ha in testa, e che papa Benedetto XVI ha opportunamente ricordato quanto sia decisiva per la fede cattolica.

La religione cattolica è incontestabilmente una religione del visibile, della carne e del corpo, ed è necessariamente una religione della bellezza del visibile. Essa esige l’immagine, al contrario di altre fedi che rifiutano l’immagine, o piuttosto che la accettano solo in forme mostruose. Non si trova nulla in essa di quegli spettri e quelle bocche, di quelle maschere spaventose, di quelle gorgoni, di quelle creature giganti e mostruose che così spesso sono le divinità di altre religioni. Il Diavolo ha una rappresentazione più tarda e, soprattutto, non è un dio. ll vocabolario della teologia cristiana utilizza tre termini singolari:

  • transustanziazione,
  • trasfigurazione,
  • trasverberazione.

Tutti e tre si riferiscono a stati soprannaturali che fanno della materia di cui siamo impastati il luogo di una rivelazione di ordine soprannaturale. Trasfigurare è trasformare rendendo bello. È l’apparenza sotto la quale Cristo si mostra, sul monte Tabor, in un corpo di luce di fronte ai suoi discepoli. Trasverberare è trapassare in modo spirituale il cuore di colui che la presenza di Dio ha invaso e dalla quale è trasportato. La transustanziazione infine è la cosa più scandalosa da ammettere per il non credente poiché trasforma gli elementi più quotidiani, il pane e il vino, in corpo e sangue di Gesù Cristo.

Tutte queste trasformazioni stupefacenti ci parlano di un’elevazione, dal buio verso la luce, dalla materia verso lo spirito, dall’immondo verso il mondo, dall’informe verso la forma. Forma e formosa in latino hanno la stessa origine. La forma è bellezza. Immaginare Dio è andare verso di lui attraverso una serie di trasfigurazioni verso la Bellezza.

Jean Clair è storico dell’arte e accademico di Francia. Il testo è tratto dal volume La bellezza. Un dialogo tra credenti e non credenti in uscita da Donzelli a cura di Micol Forti e Laurent Mazas

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Un pensiero su “La bellezza. Un dialogo (…)

  1. …rievoluzioni e dintorni…come…rimpasti e contorni ? Il Dialogo e la Bellezza salvano l’Umanità per un suo Felice Ritorno agli splendori degli antichi e nuovi Sapori.

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