E le stelle non stanno più a guardare.

00000smallDopo il 14 Gennaio della Tunisia è arrivato il 26 Febbraio dell’Italia.
Un terremoto? No. Una scossa di vitalità sta risvegliando le due popolazioni del cuore del Mediterraneo che, da Roma e Cartagine in poi, hanno rappresentato il bacino della vitalità culturale del mondo occidentale. E non è un caso. Basti pensare che, negli stessi secoli che hanno visto fiorire la civiltà con le più belle menti della scienza e della filosofia, con le conquiste del diritto romano, con lo slancio straordinario verso una nuova spiritualità partito dalle sponde cartaginesi con Agostino, il pensiero dei filosofi d’oltralpe era coltivato da cervelli che albergavano in teste adorne di corna.
Non è, certo, né una questione di razza, o di dna. E’ solo una questione storica. E la storia argomenta in modo apodittico, con fatti innegabili. E i fatti questo raccontano.
Oggi queste stesse popolazioni si stanno dimostrando ancora più avanti, rispetto ad altre, di quanto non lo fossero in passato.
In Tunisia il popolo, fatto di cittadini senza altro simbolo se non quello della bandiera nazionale, il 14 Gennaio 2011 è insorto nelle strade e melle piazze per mandare via un dittatore.
In Italia più di otto milioni di cittadini, senza altro simbolo se non quello della propria cittadinanza, il 24 e il 25 Febbraio 2013 è insorto nelle urne ed ha gridato un “degage!” con voce forte e chiara alla casta dei partiti che fino ad oggi hanno dominato il paese con la stessa arroganza del dittatore Ben Alì, ma con, in più, la furbizia dei ladri di Pisa, che di giorno litigavano fra loro e di notte si mettevan d’accordo per spartirsi il bottino.
Una Rivoluzione del Mediterraneo, dunque? Ebbene si. Una Rivoluzione senza patiboli e senza sangue che scorre per le strade.
Una Rivoluzione autentica, però. Una Rivoluzione vera, pacifica e civilissima.
Ci vorrà del tempo, è vero, per vederla realizzata. Ma il tempo, in questo caso, sarà generoso. Generosissimo. Soprattuto con quei vinti che, convinti, si renderanno conto che in una Comunità di Cittadini si vive meglio che in un Feudo popolato da sudditi.
Feudatari, Vassalli, Valvassori, Valvassini e Servi della Gleba, affrancati dal loro stato di schiavi, si scopriranno rivitalizzati e rigenerati da un nuovo stato, quello di cittadini.
E siccome siamo popoli civili e non abbiamo scheletri cornuti negli armadi, non abbiamo avuto bisogno né di patiboli né di ghigliottine.
Siamo i popoli del cuore del Mediterraneo. Un cuore vivo, palpitante.
Soprattutto adesso che nel cielo che si specchia nel Mare Nostrum brillano nuove stelle.

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