Tunisia. I fatti di Siliana…

Scontri durante la manifestazione del 28 novembre 2012
Scontri a Siliana durante la manifestazione del 28 novembre 2012

Tunisia. I fatti di Siliana e altro ancora…

A Siliana, un capoluogo di regione a poco più di 100 chilometri a sud di Tunisi, in questi giorni ci sono stati episodi di violenza durante una manifestazione sindacale. Quando, da parte di qualcuno -che si era, evidentemente, preparato organizzandosi a puntino- c’è stato il tentativo di usare bottiglie molotov contro la sede del governatorato, la polizia è intervenuta usando lacrimogeni e le armi da fuoco.

Sulla vicenda si è espresso ieri pomeriggio il Presidente del Consiglio dei Ministri, mettendo in guardia dal pericolo di infiltrazioni di elementi antidemocratici nelle manifestazioni. Un pericolo sempre reale soprattutto in questo momento di transizione che vede i deputati dell’Assemblea Costituente al lavoro per dare al Paese una nuova Costituzione.

Ci sono lobbies, all’interno del paese, che stanno tramando per far tornare il Paese sotto una dittatura allo scopo di perpetuare il latrocinio dei bei tempi andati. Ben sapendo che non riusciranno mai ad ottenere il consenso dalle urne con quei partiti, vecchi e nuovissimi, con i quali hanno tentato di  guadagnare un consenso elettorale negatogli dal popolo, non resta loro altra soluzione che quella della violenza eversiva, con la quale stanno cercando di contaminare, corrompendole, manifestazioni legittime di dissenso.

Conviene ricordare, con una brevissima cronologia, i fatti che dal 14 Gennaio 2011, hanno segnato i passi di questa democrazia nascente.

  • 14 Gennaio 2011
    A seguito di una grande insurrezione popolare nella quale confluirono simultaneamente tutte le istanze di protesta che da oltre un mese stavano dilagando ovunque nel Paese, il dittatore Zine El Abidine Ben Alì abbandonò la Tunisia e fuggì in Arabia Saudita, dove risiede tuttora.
    Dopo la sua fugale funzioni di Presidente furono assunte dal decano del Parlamento Fouad Mbazaa, che ricoprì il ruolo di presidente pro-tempore, nominando Mohamed Ghannouchi Primo Ministro di un governo provvisorio.
  • 25 Febbraio 2011
    A seguito di una manifestazione, detta Kasbah 2, nella quale oltre cinquecentomila persone chiesero a gran voce le dimissioni del governo e l’indizione di elezioni per un’assemblea costituente, Mohamed Ghannouchi rassegnò la sera stessa le dimissioni e il presidente Mbazaa nominò Primo Ministro pro-tempore Beji Caïd Essebsi, il quale formò un nuovo governo provvisorio all’interno del quale figuravano quattro persone di doppia nazionalità franco-tunisina, tutti e quattro adepti di un’associazione francese, l’ATUGE (Association des Tunisiens des Grandes Écoles), fissando le elezioni per l’assemblea costituente alla data del 24 Luglio 2011, successivamente (l’8 giugno 2011) spostata al 23 Ottobre 2011.
  • 23 Ottobre 2011
    Si sono svolte le prime elezioni libere in Tunisia dalla sua indipendenza (1956). Nahdha, il partito di ispirazione islamica, ottiene la maggioranza relativa con oltre il 41% dei voti. Si forma una coalizione di maggioranza che vede Nahdha allearsi con Ettakatol (partito laico liberal-socialista) e il Congrés pour la République CPR (una socialdemocrazia di ispirazione moderatamente marxista).
    L’Assemblea Costituente si insedia nel Parlamento del Bardo e inizia i lavori con due commissioni, la prima per il regolamento interno e la seconda per la definizioni dei poteri transitori. Quest’ultima, in pratica, deve definire il quadro istituzionale provvisorio della Repubblica, indicando quali sono i poteri delle cariche dello Stato (Presidenza della Repubblica, Capo del Governo e Presidenza del Parlamento, ossia dell’Assemblea Costituente stessa). Ne esce un quadro istituzionale tipico della Repubblica Parlamentare, che attribuisce al Parlamento il potere legislativo, al Capo del Governo quello esecutivo e al Presidente della Repubblica quello di garante dell’unità del Paese e delle libertà democratiche. Sono eletti dall’Assemblea Costituente:

    • Presidente della Repubblica: Moncef Marzouki (presidente del CPR)
    • Presidente dell’Assemblea Costituente: Mustapha Ben Jafaar (Presidente di Ettakatol)
    • Presidente del Consiglio dei Ministri: Hamadi Jebali (Segretario Generale di Nahdha)
  • Gennaio 2012
    Il nuovo governo si insedia ed iniziano immediatamente le manifestazioni di protesta, in particolare si fanno sempre più frequenti quelle organizzate dai salafiti, gruppi politici che teorizzano e promuovono uno stato a guida religiosa, una sorta di teocrazia, governato da autorità religiose che pongano la Sha’hria, ovvero l’insieme di norme morali, a fondamento e coronamento di ogni legge civile. A fare da contrappunto alle proteste dei salafiti, ci sono quelle dei laicisti che, al contrario, sostengono la necessità di uno stato che non tenga in nessun conto della cultura religiosa e che ispiri la propria natura a teorie etiche, sociali ed economiche che escludano a priori ogni riferimento alla morale religiosa.
    E’ interessante notare che queste opposte fazioni non si scontrano quasi mai fra loro. Al contrario sembrano coordinarsi in una sorta di strategia comune che ha per obiettivo lo stesso risultato: far cadere il governo e, soprattutto, delegittimare il quadro istituzionale definito dalla seconda commissione dell’assemblea costituente, ovvero la repubblica parlamentare. Si registrano episodi di violenza soprattutto in occasioni di manifestazioni non “popolari”, ossia quando sono promosse da singoli gruppi facenti capo a questa o a quella fazione. Quando il popolo scende in piazza, com’è avvenuto in occasione del Primo Maggio, non ci sono incidenti.
  • 13 Agosto 2012
    L’ottantaseienne Beji Caïd Essebsi, ex Primo Ministro del secondo governo transazionale prima delle elezioni del 23 Ottobre 2011, dopo aver reso visita ai dignitari del Qatar in compagnia di Tarek Ben Ammar e Silvio Berlusconi, fonda un nuovo partito, Nida Tounes, di ispirazione destourista neo bourguibiana con il proposito dichiarato di mettere in minoranza Nahdha e riaffidare la guida del Paese a una formazione politica che ripropone il modello del primo dittatore Bourguiba.
  • 14 Settembre 2012
    Un gruppo di circa quattrocento salafiti, a seguito della pubblicazione su Youtube di un video che offende la persona di Maometto e criminalizza la religione islamica, da l’assalto all’Ambasciata Americana invadendo lo spazio extraterritoriale. Quattro morti e numerosi feriti è il bilancio dell’impresa.
  • 28 Novembre 2012
    A Siliana una manifestazione di protesta contro il governatore degenera in forme di violenza. Segue l’intervento della polizia che fa uso di lacrimogeni e di fucili a pompa. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con una conferenza stampa tenutasi il 29 Novembre, invita ad abbandonare ogni forma di violenza, denunciando l’esistenza di manovre eversive che hanno come obiettivo quello di mettere in crisi il modello di democrazia e il quadro istituzionale provvisorio della Repubblica. Più volte, nelle ultime settimane, lo stesso Capo del Governo ha espresso il proprio disappunto nel constatare il ritardo con il quale l’Assemblea Costituente sta portando avanti i lavori, sollecitando maggiore impegno da parte di tutti i deputati affinché si arrivi al più presto alle prime elezioni politiche della nuova repubblica.

Appare chiaro, in questo contesto, il tentativo di delegittimazione dell’attuale quadro istituzionale da parte di gruppi di interesse legati, più che al vecchio regime, al vecchio quadro istituzionale che vedeva la Francia persistere nella sua posizione dominante, sostanzialmente neocolonizzatrice, della Tunisia di Bourguiba prima e di Ben Alì poi. Questi gruppi, che non sono né occulti né fantomatici, fanno capo ai consigli di amministrazioni delle principali società di gestione dei servizi pubblici: STEG (Energia e Gas), SONEDE (Acqua), SNCFT (Ferrovie dello Stato), Comunicazioni (Tunisie Telecom, Orange e Tunisiana), Trasporti (Tunisair, Cotunav etc.) e, fino a quelche mese fa, la Banca Centrale e, di conseguenza, tutto il sistema bancario e assicurativo.

La Tunisia è rimasta una colonia francese sin dal 1956, anno in cui Bourguiba non ottenne l’indipendenza, bensì una parziale autonomia che lasciava sostanzialmente inalterato il potere coloniale. Un potere che, negli anni, è man mano passato dalle mani del governo francese a quelle delle lobbies finanziarie che controllano di fatto i governi non solo della Francia, ma di tutti i paesi europei.

La Tunisia, che è stata il primo paese arabo musulmano a cacciare il dittatore, dando il via ad una reazione a catena che ha coinvolto tutti i paesi del Maghreb e sta coinvolgendo, su su, quelli del medioriente dall’Egitto alla Siria, potrebbe essere domani il primo paese dell’area euro-mediterranea a scatenare una reazione contro il dominio delle lobbies che stanno tentando di ridurre l’Europa ad una zona depressa con lo scopo di tagliarla fuori dallo scenario delle grandi potenze che, nel corso di questo secolo, avranno in mano le sorti del pianeta.

L’Italia, favorita dalla geografia, potrebbe giocare un ruolo determinante in questo contesto.
Ma la geografia da sola non basta. Occorre l’intelligenza di una classe dirigente che riesca a trasformarla in geopolitica.
Per il momento si ha l’impressione, da qui, che o non ci sia la volontà di muoversi in tal senso, o non ci sia sufficiente intelligenza, o non ci sia una classe dirigente degna di questo nome.
Oppure non ci siano tutte e tre le cose. Ma questa è solo un’impressione.
La realtà potrebbe essere anche peggiore.

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