Caro Bobo ti scrivo…

L’amico Bobo Craxi, rispondendo su FB ad mio articolo pubblicato sul Sussidiario, mette in dubbio il fatto che il regime del dittatore Zine El Abidine Ben Alì, fuggito in Arabia Saudita la sera dell’insurrezione popolare del 14 Gennaio 2011, abbia a che fare con le violenze e con gli atti vandalici di questi giorni.
La stima e l’amicizia sincera che nutro per Bobo Craxi, che considero l’erede più degno e rappresentativo del patrimonio intellettuale e politico di Bettino Craxi, un uomo e uno statista fra i più grandi che l’Italia abbia mai avuto nel secolo scorso, mi obbligano a rispondergli. Farei un torto alla sua intelligenza e alla schiettezza del nostro rapporto di amicizia se lasciassi cadere nel vuoto la sua osservazione.
Io sostengo, infatti, al contrario, che quello che accade in Tunisia ad opera di gruppi di salafiti è un fenomeno che nasce dalla commistione di elementi diversi, rimessi insieme da interessi convergenti facenti capo tanto a gruppi di fanatici che agiscono in nome di una religione (della quale si dichiarano -a mio parere arbitrariamente- rappresentanti) quanto a scorie residue del regime del dittatore Ben Alì che dispongono tuttora sia di spazi di manovra sia di mezzi finanziari.
L’interesse comune alle due componenti è, a mio avviso, chiarissimo ed evidente: delegittimare l’attuale assetto democratico delle istituzioni così come è stato definito dalla seconda commissione del’Assemblea Costituente all’indomani delle elezioni del 23 Ottobre 2011 (ossia quello di una repubblica parlamentare) per tornare, attraverso i meccanismi di una repubblica presidenziale, ad una nuova dittatura.
Quelle che io chiamo “scorie residue” del regime del dittatore Zine El Abidine Ben Alì sono, prima di tutto, le famiglie e le lobbies di quanti hanno svolto le funzioni (e tentano disperatamente di salvare questo non certo disinteressato ruolo) di intermediari o di agenti di chi ha sin dal 1956 il controllo post-coloniale esercitato direttamente e indirettamente su Banca Centrale (e da qui sul sitema bancario e assicurativo), Steg (energia), Sonede (acqua), Tunisie Telecom (telecomunicazioni), Cotunav (trasporti marittimi), Tunisair (trasporti aerei), SNCFT (ferrovie dello stato) e altro ancora.
Per queste famiglie e queste lobbies, all’interno delle quali si contano anche vecchi arnesi del disciolto partito RCD, è un giuoco da ragazzi reclutare delinquenti della peggior specie da infiltrare nei gruppi di fanatici che pure esistono all’interno dell’insieme dei salafiti.
Questi criminali assoldati per infiltrarsi nei gruppi più fanatici dei salfiti (che non sono tutti fanatici e violenti, è bene ricordarlo e sottolinearlo una buona volta) vengono fuori in tutta evidenza, per esempio, quando, in occasione di episodi di vandalismo come quelli che si sono verificati in Tunisia, accompagnano le azioni vandaliche con furti e saccheggi, che sono estranei ad ogni intento salafita. Un salafita, quando è anche fanatico e violento, può anche arrivare ad uccidere in nome di Allah. Ma non a rubare. Il fatto che porti la barba e sventoli una bandiera nera non significa che sia un salafita. Significa che si veste come un salafita, che ne assume l’aspetto. Il che è diverso. Le barbe finte trovate per terra dopo l’assalto al cinema Africa nel 2011 furono un segno chiarissimo della presenza di finti salafiti all’interno dei gruppi di manifestanti. Lo scopo per cui erano stati ingaggiati -e, ovviamente, pagati- era esattamente quello di far degenerare la protesta in atto vandalico.
Esattamente come è accaduto nel caso dell’assalto alla scuola americana, dalla quale sono stati visti uscire vandali barbuti con computers e altri oggetti rubati durante l’aggressione.
Ecco perché io sostengo che ciò che accade in Tunisia deve essere compreso nella sua sostanza, tenendo conto di ogni elemento che concorre a definire il quadro e lo scenario dei fatti.
Tutto il resto è pura banalità ribiascicata. Come quella che viene raccontata dalla stampa e dalle televisioni che parlano di una Tunisia in stato di guerra. E anche in questo caso la domanda è la stessa: a chi giova raccontare il falso?
Qui, caro Bobo, non sono in giuoco né le merende né i cavoli, ma l’avvenire di un Paese che rischia di cadere nelle mani di un altro delinquente per i prossimi cinquant’anni.
Questo governo avrà anche i suoi limiti, ma non certo quello di fare a mezzo con la banda di corrotti e di banditi che lo hanno saccheggiato riducendolo nelle condizioni in cui lo aveva ridotto Ben Alì, ovvero al punto di scatenare una rivolta popolare come quella che il 14 Gennaio 2011 ha rovesciato il regime.
Qualcuno pensa che, forse, una rivoluzione con tanto di patiboli e ghigliottine sarebbe stata meglio di una transizione democratica.
Io mi ostino a pensarla diversamente.
Spero che i fatti non mi daranno torto.

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3 pensieri su “Caro Bobo ti scrivo…

  1. Vorrei aggiungere due parole caro Giacomo !! Lungo quest’anno di transizione politica ed anche nel periodo di Béji kaid Sebsi diversi avvenimenti sono stati attribuiti ai salafiti che nonostante abbiano contribuito a questi atti vandalici non possono convincere l’opinione pubblica che erano da soli a farlo . Infatti loro non rappresentano più di qualche migliaia di persone ma l’ampiezza del danno che provocano lascia a pensare perché non hanno i mezzi ne la massa popolare per farlo !! l’unica possibilità plausibile è che sono sostenuti da gente che di danaro ne ha e che da sempre hanno manipolato l’opinione con il bastone e la carota ! e nell’immaginario di ogni tunisino questa descrizione fà rammentare solo i vecchi sostenitori del regime di Zaba !! In Tunisia contrariamente all’estero l’idea di una coalizione anti rivoluzionaria tra salafiti, industriali e vecchi opportunisti politici si fà più chiara nelle teste dei tunisini ! Ma la consapevolezza nostra di appartenere ad una civiltà che è sempre stata aperta all’altro ci assicura del futuro democratico del nostro paese !! Questi atti e queste agressioni sono considerate da noi come il ballo del gallo appena sgozzato !! (A buon intenditor …)

  2. Caro Giacomo, la vecchia tesi che riecheggia lo stesso atteggiamento che nel PCI avevano nei confronti dei Movimenti Estremisti prima e Terroristici poi non mi convince. Che si mescoli nella protesta contro l’Ambasciata Americana anche una parte di “casseurs” e di delinquenza comune e’ cosa certa, ma nascondersi dietro all’idea degli infiltrati del Vecchio Regime per nascondere l’evidente frattura che esiste nello stesso Movimento Islamico significa fare propaganda e neanche tanto utile. E’ chiaro che l’intero movimento radicale che sta dilagando in tutto il Nord Africa sulla spinta de regimi abbattuti ha alzato l’asticella, punta in alto, rompe con l’alleato USA e punta alla conquista diretta delle Società, attraverso i propri bracci politici ed anche nelle forme più bieche della violenza contro obiettivi politici. Questo non significa che si deve cessare l’apertura, il dialogo, la ricerca costante di un confronto, anzi, guai a chi facesse , come nel recente passato, il facile assioma Religione-fanatismo-terrorismo.
    Tuttavia bisogna , almeno nel caso tunisino, non nascondersi le vistose defaillances dell’attuale quadro politico, del Governo in carica, dei leader che ritengono di essere divenuti Guida Spirituale del paese più laico di tutto il Magreb. Il tempo, lo ripeto, aiuterà la democrazia tunisina e definirà meglio le compatibilità e la possibile secolarizzazione anche della Società Tunisina. Nascondersi le difficoltà , non serve, non aiuta, io non lo faro’ perche’ amo quel paese da un quarantennio ed in questa situazione delicata non si e’ mai trovato.

    1. Mai nascondersi le defaillances di nessun regime Bobo! Il farlo sarebbe un errore imperdonabile. La prova è nel tristissimo, rovinoso ventennio di Ben Alì, sulle defaillances del cui regime degenerato in dittatura ferocissima e sgangheratissima troppi hanno scelto di tacere, facendo finta di non vedere quello che la realtà metteva ogni giorno sotto gli occhi di tutti.
      Ma sarebbe un errore altrettanto grave attribuire unicamente alle defaillances del governo di Hamadi e del quadro politico attuale tutte le colpe di ciò che sta accadendo. L’assalto alla transizione democratica esiste, ed è vistosamente accompagnato da iniziative criminali, che ogni cittadino di questo paese, nel quale vivo ininterrotamente da venti anni e che amo come lo ami tu, vede.
      Questo assalto è chiarissimo, e spero vivamente che sia smascherato e stroncato definitivamente, senza nessun rispetto per quanti, nascosti dietro una rispettabilità fatta di ipocrisie e di menzogne, continuano a serpeggiare all’interno di una società che ha sofferto abbastanza le angherie d’un dittatore che le ha fatto vivere una situazione molto più delicata di quella odierna, direi, anzi, decisamente e orrendamente tragica specie negli ultimi dieci anni, per sopportare anche quelle di chi vorrebbe farle credere che Cristo è morto di sonno.

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