Salafiti visti da vicino. I protagonisti di una guerra civile immaginaria.

Salafiti visti da vicino.
Tunisi, Avenue Bourguiba, Domenica 25 Marzo alle ore 10,30 (11,30 ora italiana).
In queste immagini vediamo la zona più spettacolare della manifestazione dei Salafiti. Qualcuno si arrampica sulla torre dell’orologio all’inizio di Avenue Bourguiba. A poche decine di metri, sulla destra, si vede la sede del Ministero degli Interni. In Tunisia vige la democrazia e tutti hanno il diritto di manifestare le proprie idee. Loro lo fanno in questo modo. Il clima non è quello della guerra civile che si legge sulle cronache di molti giornali. Potete osservare la gente che cammina tranquillamente in mezzo alla manifestazione.
E’ vero che abbiamo assistito a proclami violenti, all’incitazione all’odio. Ma è altrettanto vero che in una manifestazione di piazza se ne dicano di tutti i colori. La Tunisia democratica non fa eccezione rispetto a quanto accade altrove. Ne sa qualcosa, per esempio, chi è stato fotografato, in Italia, accanto ad una signora che indossava una maglietta con una scritta dai toni decisamente lugubri e malauguranti nei confronti di un ministro dell’attuale governo.
Posto che le esagerazioni devono essere sempre contestualizzate per essere comprese, bisogna dire che esistono reati che si compiono anche con le sole parole. Tali sono, per esempio, le ingiurie, la diffamazione e la calunnia, l’apologia di reato.
Mai come in questi casi, tuttavia, è facile, per chi ha il potere in mano, incriminare gli avversari sottoponendoli a processi-farsa per poi condannarli a pene disumane, esattamente come hanno fatto i due presidenti-dittatori in Tunisia per oltre cinquant’anni.
E’ pertanto comprensibile come l’attuale governo -il primo che esce da elezioni democratiche- valuti con estrema prudenza il da farsi in casi del genere.
Credo che con i Salafiti sia necessario mettere in piedi, più che un tavolo di accuse e una strategia dello scontro, un tavolo di discussione. Vero è che esiste una situazione di forte contrapposizione fra i Salafiti e quanti sostengono sia uno stato neutro (come Nahdha) che uno stato laicista (come altri partiti sia di sinistra sia liberali). Tutto si può dire, insomma, tranne che in Tunisia sia in atto quello che comunemente si intende per guerra civile.
C’è da chiedersi come mai, sulla stampa europea, si parla di guerra civile in Tunisia.
E’ un falso clamoroso.
Ignoranza in buona fede? Forse. Ma è difficile pensare a un difetto di conoscenza dei fatti: oggi a chiunque, in tempo reale, basta un telefonino per documentare quello che accade.
E allora?
Allora mi sembra chiaro che ci sia una volontà precisa, da parte di chi ha in mano gli strumenti di comunicazione tradizionali (giornali e tv), di inventarsi un’informazione fasulla con lo scopo di alimentare il terrore. L’obiettivo da raggiungere è uno solo: terrorizzare i cittadini, dissuaderli dal venire in vacanza in Tunisia, dall’investire in Tunisia; creare i presupposti affinché crescano il dissenso e il malumore per spingere la gente ad invocare il ritorno di un dittatore.
Perché con un dittatore, l’esperienza insegna, si fanno sempre ottimi affari. Alle spalle dei cittadini, ovvio. Ma se i cittadini vengono ridotti ad essere sudditi, allora tutto diventa semplice.

Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile. (Joseph Pulitzer)
Peste della patria è il giornalismo che accetta le notizie senza vagliarle, quando pur non le inventa. (Cesare Cantù)

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