Pastori erranti d’Asia connessi al Web. O no?

Il Prof. Giuseppe O. Longo
Il Prof. Giuseppe O. Longo

Da Avvenire on Line di oggi un delizioso editoriale del Prof. Giuseppe O. Longo.
Molti anni fa, quando lavoravo all’Istituto di Matematica dell’Accademia ungherese delle Scienze, a Budapest, frequentai Pál Erdös, uno dei grandi matematici del Novecento, uomo amabile ed eccentrico, che si avviava alla sessantina. Tanto grande era l’onore di collaborare con lui, che era stata coniata una « distanza da Erdös » , una sorta di grado di parentela scientifica: chi aveva scritto un articolo con lui, come il mio amico Imre Csiszár, aveva distanza uno ( era un « parente di primo grado » ); chi, come me, aveva scritto un articolo con Csiszár, era un « parente di secondo grado » e così via. Parlando con Imre di questa immensa rete di parentele matematiche di cui Erdös era il centro e che collegava moltissimi matematici di tutto il mondo, venni a sapere di un’altra rete, caratterizzata da una distanza calcolata in base alle conoscenze. « Tu conosci Erdös – mi disse Imre -, lui conosce qualche matematico americano che conosce gli amministratori della sua università, i quali conoscono certo qualche senatore che conosce il presidente degli Stati Uniti » .
Bastavano 5 passaggi per arrivare da me al presidente, che allora era Nixon. E forse meno, perché forse Erdös conosceva direttamente Nixon. Csiszár sosteneva che, date due persone qualunque, bastavano sei passaggi per arrivare dall’una all’altra attraverso le conoscenze.
Facemmo un sacco di prove, scegliendo le coppie più improbabili: il pastore errante dell’Asia e un emiro arabo, un gaucho e l’Imperatore del Giappone… e sempre riuscivamo a costruire percorsi ipotetici ma plausibili di conoscenti comuni che li legavano.
Naturalmente il punto delicato riguarda il concetto di conoscenza: basta avere incontrato una persona una volta, averci parlato, averla vista da vicino, aver fatto un viaggio aereo insieme, oppure bisogna avere scambiato lettere o messaggi di qualche tipo? La teoria dei sei gradi di separazione, ipotizzata ma non dimostrata negli anni Sessanta dallo psicologo Stanley Milgram, è stata ora confermata dalla Microsoft, che ha analizzato 30 miliardi di messaggi scambiati fra 180 milioni di persone sparse ovunque nel globo: la Microsoft ha dunque definito conoscenti due persone che si scrivono e- mail. Il risultato è che la media dei passaggi è di poco superiore a sei, anche se ci sono coppie di persone molto più distanti, come probabilmente il pastore dell’Asia e il contadino basco ( ammesso che usino la posta elettronica…). Questa fortissima connettività tra gli abitanti della Terra che usano Internet è sorprendente e ci dà la vertiginosa sensazione di un mondo reso sempre più piccolo, compatto e intercomunicante dalla tecnologia dell’informazione: è il villaggio globale di McLuhan, dove tutti conoscono più o meno tutti.
Resta da sapere che ne è degli esclusi, di chi non usa Internet: si può ancora dire che conoscono qualcuno, o li consideriamo moderni paria intenti a razzolare in cortile e a parlare solo con i compagni di bevute e di partite a carte?
La Microsoft adotta la sua ottica, ma tutta l’operazione emana un certo sentore di discriminazione tecnologica ( « Digito ergo sum » ).

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